Sale scommesse: «Mesi durissimi ed è cresciuto il gioco l’azzardo»

8 Giugno 2021

CHIETI. Con il ritorno in zona bianca ieri sono ripartite anche le sale gioco e le sale scommesse, ferme da quindici mesi. «Siamo stati chiusi per 330 giorni, abbiamo protestato perché pensavamo di...

CHIETI. Con il ritorno in zona bianca ieri sono ripartite anche le sale gioco e le sale scommesse, ferme da quindici mesi. «Siamo stati chiusi per 330 giorni, abbiamo protestato perché pensavamo di poter continuare a lavorare in sicurezza, ma non c’è stato nulla da fare», dice Angelo Di Cecco, che gestisce con la moglie la sala giochi Atlantic in viale Abruzzo, «e ora finalmente si sono accorti che siamo il baluardo della legalità dello Stato, perché nei mesi di chiusura è cresciuto in maniera esponenziale il gioco illegale. Comunque è stata dura anche per i nostri dipendenti in cassa integrazione, che arriva puntualmente in ritardo. Non abbiamo potuto contare sui ristori statali, perché le banche hanno sempre tenuto chiusi i cordoni della borsa. Molti conti correnti sono stati chiusi. Su questo problema abbiamo incontrato anche il senatore Gaetano Quagliariello, ma non c’è stato nulla da fare. Questo perché noi siamo catalogati come il settore più a rischio come antiriciclaggio».
«Insomma», continua Di Cecco, «non sapevamo più cosa fare. Io personalmente ho persino deciso di aprire una tabaccheria a Sambuceto per continuare a lavorare. L’ultima novità è che non sapevamo se per riaprire serviva l’ordinanza regionale. La questione non si è capita, ma essendo state riaperte le linee da parte dei concessionari, abbiamo ricominciato a lavorare anche noi».
Stesso problema anche al Punto Snai di via Pescara che ha riaperto da ieri, come anche il Bingo Palace di via Aterno. «Insieme alle discoteche siamo stati il settore più colpito a causa della pandemia», dice Emanuela Biagioli della sala scommesse Snai, «eppure noi potevamo far entrare i clienti in maniera contingentata, facendo rispettare tutte le regole di sicurezza, visto che ci hanno fatto adeguare i locali secondo le prescrizioni anti-Covid. Non solo ci abbiamo perso noi gestori, ma soprattutto è lo Stato ad aver perso molti soldi, perché la maggior parte dei ricavi va proprio allo Stato. E anche la ripartenza credo sarà lenta. Lo si è visto dal primo giorno: per ora abbiamo due persone in 250 metri di sala. Il che la dice lunga anche sull’effettivo pericolo di contagio». (a.i.)
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