Salomone: perché mi sono dimesso

Guardiagrele, l’ex presidente del consiglio rompe il silenzio e attacca Dal Pozzo
GUARDIAGRELE. A un mese dalla seduta del consiglio comunale che ha visto le dimissioni di due consiglieri, la costituzione di un nuovo gruppo di minoranza, la surroga di altri due e la nomina della nuova giunta, il dimissionario presidente dell’assemblea civica Nevio Salomone interviene: «È stato un periodo difficile per tutti», afferma, «ma la città ha il diritto di sapere cosa è accaduto. Ho ritenuto di rassegnare le dimissioni perché non potevo far finta di non sapere di essere stato eletto con i voti della sola maggioranza, che oggi non c’è più. Inoltre, la scelta iniziale di non condividere con gli altri gruppi consiliari l’individuazione di una figura terza che doveva farsi garante del pieno e responsabile esercizio del mandato elettivo di ogni singolo consigliere a prescindere dalla sua appartenenza, ha complicato, e non di poco, il compito. Ho dovuto non solo cercare di essere sempre imparziale nei giudizi e nelle decisioni assunte, ma fare anche un ulteriore sforzo nei confronti di ciascun consigliere per mostrarmi ugualmente equidistante con tutti». L’ex presidente rivela che il motivo che ha determinato la sua espulsione e quella dell’ex assessore alle politiche sociali Inka Zulli dal gruppo di maggioranza è da ricercare nel fatto che insieme non hanno voluto sottoscrivere un documento per una ricandidatura del sindaco Simone Dal Pozzo. «Io e Zulli, dopo aver sentito la segreteria provinciale del Pd e aver ottenuto il via libera, abbiamo preso la decisione di costituirci in un nuovo gruppo del Partito Democratico, in perfetta sintonia con la linea dettata dal nuovo segretario nazionale Zingaretti. Sopratutto ora», continua Salomone, «riteniamo che la ricerca dell’unità nell’intero panorama delle forze politiche di centro sinistra, delle forze politiche moderate, civiche e dell’associazionismo, sia una priorità assoluta e imprescindibile per costruire un’alternativa credibile ai populismi e alle destre». Il primo cittadino», conclude Salomone, «dovrebbe spiegare alla città perché si ritrova un consiglio comunale spaccato a metà (6 a 6) , una maggioranza che si regge solo con il suo voto a fare la differenza e senza più il sostegno del Pd, visto che, anche l'ex capogruppo dell'Arciprete, ha dovuto barattare il suo diritto di voto, rassegnando le dimissioni da consigliere per ottenere un assessorato».
Giovanni Iannamico

