Saluto vietato alla suocera morta 4 indagati dopo la lite all’obitorio

Il dissidio tra famiglie finisce davanti al tribunale. La donna denuncia: «Non mi hanno fatto entrare» Per il pm è violenza privata, ma gli accusati replicano: «Tutto falso, nessuno le ha sbarrato la strada»
CHIETI. Le hanno impedito di entrare all’obitorio e di salutare la suocera per l’ultima volta. Ecco perché in quattro sono finiti sotto processo davanti al tribunale di Chieti. Francesca B., assistita dall’avvocato Roberto D’Ettorre, si è costituita parte civile e chiede 5mila euro di risarcimento danni. Ma gli imputati – Tullio e Stefano T. e Daniele e Luciano D.P. – giurano di essere innocenti.
L’episodio risale al 12 maggio del 2017. «Quel giorno», racconta Francesca davanti al pm d’aula Sergio Di Feliciantonio, «ho saputo che mia suocera era morta. È vero, ultimamente non eravamo in buoni rapporti. Ma, proprio qualche mese prima di morire, mi aveva chiesto scusa per tutte le incomprensioni. Una volta venuta a conoscenza della tragedia, insieme a mia figlia, che era molto legata alla nonna, mi sono precipitata in obitorio. Quando stavo entrando, però, la strada ci è stata sbarrata da Tullio, Stefano e Daniele. Luciano? Io non l’ho visto. Ci hanno detto: “Voi qua non entrate, ve ne dovete andare immediatamente”. Per me è stato uno choc: non mi hanno permesso di salutare una persona con cui ho vissuto porta a porta per più di vent’anni e nei confronti della quale provavo un affetto profondo». Sul posto si era reso necessario l’intervento dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, che hanno raccolto le testimonianze e inviato un’informativa al sostituto procuratore Giuseppe Falasca.
«Nessuno ha impedito alla signora Francesca di omaggiare la salma della suocera», scrive invece l’avvocato Alessandro Morgante, difensore degli imputati. «La presunta persona offesa, nella sua querela, omette di riferire che ormai da tempo i rapporti con la defunta e con i suoi cognati e figli erano irrimediabilmente interrotti per le numerose cause incardinate da Francesca B. nei confronti sia della suocera che dei suoi parenti. Verso di loro ha adottato un atteggiamento di continua sfida, ritenendoli responsabili chissà di quali nefandezze, tanto da farne continuo oggetto di richiesta di risarcimento danni. Rapporti umani che ricordano gli episodi di “Parenti serpenti” di monicelliana memoria. Per lei, da anni, la suocera rivestiva il ruolo di convenuta nei giudizi civili incardinati davanti al tribunale di Chieti». E qui la difesa fornisce una versione completamente diversa rispetto alla parte civile: «Appena arrivata in obitorio, Francesca, senza alcuna esitazione, ha proferito all’indirizzo di Tullio T. e di tutti i parenti presenti queste testuali parole di commiato: “Ma sa vecchia proprio adesso si doveva morire, non sapeva che domani avevamo l’udienza” ed ancora: “Adesso vedete che vi faccio a voi tutti”». La sentenza del giudice Sofia Nanni è attesa per ottobre.

