Salvini abbraccia Di Stefano: possiamo già chiamarti sindaco

Il leader della Lega torna per la quarta volta in città a supporto del candidato di centrodestra: «Da Roma cercheranno di smistare a Chieti altri migranti, ma da Fabrizio arriverà un secco no»
CHIETI. «Doveva essere un caffè veloce, ma qui a Chieti quando prendete il caffè siete in tanti». Maglia gialla e jeans, notte passata al Parco Paglia, Matteo Salvini arriva alle 9 al bar Fuoricorso per la colazione elettorale con il candidato sindaco del centrodestra Fabrizio Di Stefano. Ad attenderlo ci sono circa 600 persone (dati della questura, 800 per gli organizzatori): dal piazzale del bar occupano tutta la strada. «Come sempre sei di parola», gli dice Di Stefano, «sei tornato per lanciare quest’ultima settimana di campagna elettorale che ci manderà alla vittoria al primo turno contro tutto e contro tutti». È la quarta volta che Salvini arriva in città per supportare Di Stefano: a dicembre scorso al Supercinema ha lanciato la sua candidatura, è poi tornato a febbraio, ha fatto il pienone ad agosto alla villa comunale e ieri Di Stefano lo ha voluto allo Scalo, nella «parte produttiva della città, ti porterò a vedere», gli ha detto il candidato, «anche nella parte rurale della città, ma quando tornerai troverai una Chieti cambiata, una Chieti che riparte». Salvini, affiancato dal coordinatore regionale della Lega Luigi D’Eramo, si rivolge a Di Stefano chiamandolo già «sindaco». Cita gli sbarchi dei migranti, «ne sono arrivati altri 200», ed è sicuro che quando da Roma cercheranno di smistarli a Chieti «troveranno un sindaco che dice no». Attacca sulla scuola: «Contesto la confusione assoluta a livello di ministero e di governo. La scuola è troppo importante per lasciarla in mano all’improvvisazione e alla confusione della Azzolina». E poi promette: «Conto di tornare presto a Chieti a salutare il nuovo sindaco da presidente del Consiglio». Anche se, per lui, il risultato delle regionali non ha a che fare con il governo centrale. «Dobbiamo vincere», gli dice ancora Di Stefano, «perché io voglio indossare la fascia tricolore per andare con te il 5 ottobre davanti al tribunale a difendere i diritti degli italiani. C’è gente che confonde l’accoglienza con la solidarietà: questa va a Willy, che degli animali hanno straziato. Un uomo di governo deve avere ben presente che accanto alla solidarietà ci sono anche la legalità e la responsabilità che impone la difesa dei diritti degli italiani». L’appuntamento termina con il solito rito del selfie con Salvini. La folla si mette in fila, dimenticando anche le distanze, per ottenere l’agognato scatto. C’è anche un supporter di colore che Salvini accoglie subito. Poi riparte lanciando un twitter: «Domenica e lunedì si vota non solo in sette regioni ma anche in moltissimi comuni, tra cui Chieti, in bocca al lupo al nostro candidato Fabrizio Di Stefano». Ma c’è anche la contestazione. Un gruppetto di universitari stende due striscioni: «Il popolo è con lui, processate anche (i) me(me)», si legge su uno, e sull’altro «posso contestare? Ah, no?». L’ultimo fa riferimento a una polemica sulla mascherina, il primo ai meme, tormentoni social, su Salvini. Ma dai social alla piazza, il messaggio comunicativo dei contestatori si perde e pochi riescono a capire i due striscioni. Isolata c’è poi la protesta di Carlo Giannascoli con il suo cartello «Padania is not Italy», frase dello stesso Salvini di qualche anno fa.

