San Francesco, c’è l’appello per il recupero

Chieti. Chiesa del 1200 chiusa: il vicesindaco De Cesare e il consigliere Zappone sollecitano interventi
CHIETI. È chiusa per le conseguenze del terremoto aquilano del 2009, oggetto di un recupero durato anni e inspiegabilmente non ancora concluso. La chiesa di San Francesco al Corso, una delle più belle chiese teatine avrebbe dovuto riaprire da tempo. Della sua sorte si è interessata la nuova amministrazione comunale che con il vicesindaco Paolo De Cesare e il consigliere comunale Damiano Zappone ha cercato di ricostruire l’iter della complessa ristrutturazione. Il vicesindaco e assessore alla cultura De Cesare ha scritto al segretario regionale del Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali) per conoscere lo stato del completamento dei lavori riguardanti la chiesa di San Francesco d’Assisi, conosciuta anche come San Francesco al Corso, lungo Corso Marrucino. «Parliamo di un indiscusso patrimonio della nostra città che dal 2009 non è più fruibile, a causa dei danni subiti con il sisma del 6 aprile», dice De Cesare, «grazie all’interessamento anche del consigliere Zappone, abbiamo ricostruito lo stato dell’arte relativo al recupero fermo ormai da anni. Per quanto siamo a conoscenza la dotazione finanziaria per i lavori proviene da uno stanziamento Cipe (delibera n. 77 del 2015) per un importo complessivo di 2 milioni. Confidando che si sia provveduto alla nomina del nuovo responsabile del procedimento, essendo venuto purtroppo a mancare il precedente incaricato, lo stimato architetto Claudio Finarelli, è per noi di estrema importanza ottimizzare i tempi e avviare l’iter per la definizione delle relative procedure, questo anche per non correre il rischio di perdere il finanziamento, oltre che per rispondere a numerose istanze che ci arrivano dalla cittadinanza».
De Cesare sottolinea come il recupero della chiesa sia molto atteso. Edificata nel 1239 al posto di una chiesa più antica dedicata a San Lorenzo martire, San Francesco al Corso ha una struttura a croce latina con navata unica e cinque profonde cappelle per lato. Gli interni sono interamente affrescati e conservano tele, statue, arredi di elevatissimo valore artistico, anche perché appartenenti a epoche e mani diverse. «Un vero e proprio tesoro», sottolinea De Cesare, «che resta chiuso al pubblico da quando le ferite inferte dal sisma lo rendono impraticabile in sicurezza». (a.i.)

