San Giustino, in 15 pronti a organizzare la festa

Fondato il Comitato guidato da don Nerio e Marchionno: dopo 25 anni esce di scena il Comune, protagonisti i cittadini. «Un concerto anche allo Scalo»
CHIETI. L’anno prossimo non sarà più il Comune a organizzare la festa di San Giustino del 9, 10 e 11 maggio. Dopo un quarto di secolo – fu il sindaco Nicola Cucullo il primo amministratore a prendere in mano le redini dei festeggiamenti –, i cittadini torneranno protagonisti nella preparazione della festa per il santo patrono: ieri, in una riunione in cattedrale, è stato fondato il comitato festa che sarà guidato dal parroco don Nerio Di Sipio e dal presidente delegato Stefano Marchionno.
«La festa di San Giustino è, per noi, la festa della città», spiega Marchionno, «per questo abbiamo già deciso di organizzare un concerto anche in piazzale Marconi. Ma non ci limiteremo a organizzare i concerti in piazza: la nostra intenzione è di coinvolgere le parrocchie, i comitati di quartiere e le diverse associazioni presenti sul territorio comunale per vivere con l’intera comunità teatina i festeggiamenti del santo patrono, attraverso manifestazioni storico-culturali e ludiche che ci aiutino a riscoprire il senso di appartenenza». Una festa di San Giustino che unirà il centro allo Scalo.
Del comitato fanno parte, oltre a don Nerio e Marchionno, Concetta de Sanctis, Pietro Marchesani, Frank William Marinelli (segretario), Dario Santone, Luca Cipollone, Paolo Rapposelli, Valentina Bevilacqua (tesoriere), Rita Valente, Sandro Marrone, Roberto Martino, Rocco Marcucci, Maurizio Formichetti e Pierluigi Ambrosini. «Vogliamo organizzare una bella festa, a partire dal ritorno delle luminare ma», avverte Marchionno, «sappiamo che bisogna fare i passi della lunghezza della gamba». Quindi, tutto dipenderà dalla raccolta fondi e anche dal sostegno delle istituzioni.
L’assemblea di ieri, intanto, ha messo i primi paletti di principio: «Nella programmazione, organizzazione e attuazione delle feste», recita il verbale, «il comitato opererà in modo che le feste promuovano i valori della trasparenza e della fraternità; che l’apparato esteriore sia sobrio; che l’attenzione ai poveri della comunità sia messa in luce attraverso gesti concreti; che le feste non diventino occasione per invitare artisti il cui messaggio sia in dissonanza con lo spirito del Vangelo; che la gestione economica della festa sia finalizzata ad onorare tutte le spese relative alla festa nelle sue diverse espressioni». Poi, il verbale vieta ogni fine di lucro: «Il Comitato non ha finalità lucrative: è fatto divieto di distribuire ai promotori, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione». (p.l.)

