San Martino, il borgo con il nome più lungo

Il paese “sulla Marrucina” è al primo posto nel Chietino
SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. Quando si cimentò con l’abbiccì della scrittura, Luciano, che a scuola chiamavano Lucianine de Cappelle, aveva sei anni e si smarriva spesso su quella quarta parola: Marrucina. La storpiava sottraendoci una erre e aggiungendo due c. E più che l’incipit di un dettato o di un tema, diventava un’operazione aritmetica, una sorta di prova Invalsi dei tempi andati, quando la calcolatrice era la mano con le dita che ticchettavano sul naso. E come Luciano, la stragrande maggioranza dei suoi amichetti-discoli martinesi. Succedeva a tutti, un giorno sì e l’altro pure. Anche se alla fine, tolta una erre e messa una c in più, il totale ridava uguale: 27 caratteri. «Era una faticaccia scrivere sui quaderni “San Martino sulla Marrucina” con annessa data», racconta Luciano, che oggi di anni ne ha 51, «così che Marrucina diventava Maruccina e spesso Martino si trasformava in Matino». Anche perché la buonanima della maestra Giacinta, che aveva un cuore grande così, gli puntava addosso gli occhi col piglio di chi è pronto ad urlare, per fortuna senza ricorrere ai colpi di bacchetta sulle mani. Ma lo sdegno dell’insegnante durava giusto un attimo: il tempo di far imperlare a freddo la fronte di sudore all’alunno di turno, ed ecco scattare nel discente il lampo del ravvedimento e della correzione. Anche se il più delle volte quella pagina era da strappare e rifare daccapo per eliminare alla radice le indecorose macchie d’inchiostro come medaglioni visto che il bianchetto negli anni Sessanta non c’era da queste parti.
Lettere, spazi bianchi e parole. Oggi che Luciano è il sindaco di un Comune da record, rievocare quegli episodi è come recitare il confiteor su fatiche e disastri più ricorrenti tra i ragazzini. Eppoi per una causa sicuramente giusta ma soprattutto...dispendiosa. San Martino sulla Marrucina è, infatti, il Comune della provincia di Chieti con il nome più lungo: 27 caratteri, compresi gli spazi tra le parole. In tanti non ci hanno mai fatto caso. È comunque il quarto nella regione dopo San Valentino in Abruzzo Citeriore, 34 caratteri, che a sua volta è secondo in assoluto in Italia o forse primo visto che il leader Pino sulla Sponda del Lago Maggiore, in provincia di Varese, Lombardia, 224 abitanti, è stato soppresso lo scorso 4 febbraio confluendo insieme a Maccagno e Veddasca nel nuovo Comune di Maccagno con Pino e Veddasca; poi, sempre in regione, c’è Villa Santa Lucia degli Abruzzi, nell’Aquilano, 31 caratteri, e Isola del Gran Sasso d’Italia, in provincia di Teramo. 29, come segnala il sito Comuni-italiani.it. Non siamo ai livelli irraggiungibili di “Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tysilio nei pressi della caverna rossa”, cittadina gallese di 3mila abitanti, il cui nome di 58 lettere viene abbreviato in Llanfairpwll, un po’ come il Ciro di troisiana memoria.
Quando la tecnologia si arrende. Comunque per San Martino è un fatto singolare. L’intestazione della carta del Comune? È ingombrante e occupa tutta la parte alta del foglio. E il Gonfalone? Ce ne vorrebbero due per contenere quelle lettere. Va meglio per il sito internet: www.sanmartinosm.it. E se volessimo fare l’anagramma? Suona meglio “Rassicurammo nulla tra anni” oppure “Amministrarla annusa lucro”? Forse per sostanze e prospettive è meglio il secondo.
Il sindaco, il maestro, l’imprenditore e la farmacista. «È ovvio», spiega il primo cittadino Luciano Giammarino, dipendente del ministero dell’Interno, in carica con la fusciacca da maggio 2011, «che un certo disagio all’inizio c’è per tutti per la complessità del nome del comune, ma poi ci si affeziona e tutto diventa normale. Questo è il nostro paese e siamo orgogliosi di come si chiama. Il nostro cuore è qui. Certo, quando ero piccolo avevo difficoltà a scriverlo per intero. Ma poi l’abitudine ha cancellato a me e a tutti i martinesi ogni disagio». Aquilino Zulli, 74 anni, è stato maestro della scuola elementare del paese per 30 anni. È in pensione dal 2002. «Nelle composizioni», racconta, «facevo scrivere agli alunni così: “San Martino S.M.”, soprattutto ai più piccoli e fino alla terza elementare, altrimenti ci sarebbero volute tre righe di quaderno insieme alle date per dare un riferimento storico al dettato, al riassunto, al tema o al problema. Poi, dalla quarta, il nome del paese lo pretendevo per esteso, con i ragazzi più esperti nella scrittura. Il problema era per noi insegnanti che su registri e pagelle dovevamo riportare a penna quel nome così com’è. Sono comunque ricordi piacevoli». Nicola Liberatoscioli, 60 anni, è responsabile dell’azienda di dolci e liquori “I pensieri del poeta”. Per lui la difficoltà c’è non solo nel nome lungo del paese, ma anche in quello suo e della ragione sociale della sua ditta: messi insieme vengono lunghi come un Frecciarossa. «Certo, la metto sul divertimento», dice Liberatoscioli, «proprio ieri ho fornito le mie referenze per questioni di lavoro e tutte quelle parole non c’entrano nei campi dei computer dedicati al dato anagrafico e alla ragione sociale. Il risultato? Clienti e fornitori si mettono a ridere. Il tutto in un piccolo comune, una piccola isola». Dello stesso avviso è la farmacista Maria Luisa Laudadio, originaria di Lama dei Peligni ma da 27 anni qui. «Pensi un po’» racconta, «che all’inizio avevo l’attività in via Porta da Capo: quindi tra il mio nome e cognome, la ragione sociale e l’indirizzo, era qualcosa di interminabile. Adesso ho il locale in via Europa: un po’ il tutto si è accorciato».
È andata così. «Con la denominazione San Martino», spiega lo storico del paese, Marco Pantalone, presidente della Corporazione Sancti Martini, associazione onlus di studi storici e culturali, «si indica l’odierno comune, mentre altre piccole chiese medievali del comprensorio hanno spesso un suffisso e solo in un caso, come Fara San Martino, si tratta di un’altra cittadina». Ma come e quando venne assunto questo nome da record? Ecco la spiegazione che ne dà Pantalone che sul tema sta realizzando il libro San Martino terra marrucina (Modulgrafica, Forlì). «Nei secoli il paese è stato sempre indicato come San Martino in Abruzzo Citra, ma con l’Unità d’Italia, nel 1862, si è sentito il bisogno di cambiare denominazione perché nel Regno di Napoli c’erano cinque cittadine col nome San Martino. La questione fu posta al popolo ma questo, caratterizzato da una notevole combattività, non accettava nomi proposti dal governo centrale. Il re, oltretutto, conosceva bene i martinesi e la loro ostilità poichè aveva sciolto proprio nel 1862 il consiglio comunale in quanto composto da polverieri e contrabbandieri di polvere, ritenuti da Cavour stesso uno dei principali problemi d’Abruzzo. I cittadini più colti», spiega Pantalone, «fecero sfoggio del proprio sapere e anche di un certo intuito storico, ma il caso San Martino assurse agli onori della cronaca nazionale trovando spazio su numerosi giornali. I martinesi tra loro non si mettevano d’accordo e non accettavano interventi dall’alto: per tenerli a bada si decise di creare nell’ufficio della prefettura una commissione di studi e ricerche che alla fine approdò, in accordo con il consiglio comunale e con i cittadini più in vista, alla decisione di utilizzare per la nuova denominazione il termine “Marrucina”, con riferimento alla posizione geografica del centro storico sovrastante l’omonima strada inaugurata venti anni prima ed essendo considerata una denominazione rispettabile, legata alla realtà etnica di uno dei popoli italici più antichi e famosi, vissuto per secoli in quel territorio».
L’annuncio e il cartello sbagliato. Il 15 dicembre 1863, alle 16, si riunisce il consiglio comunale e il sindaco annuncia che il paese da quel giorno assume una nuova denominazione: San Martino sulla Marrucina, raccomandando ai presenti che il termine lo si scrivesse con due r e con una sola c. Subito dopo l’annuncio, sintetizza Pantalone, le campane di San Cristinziano suonarono a festa e i famosi fuochi d’artificio della cittadina inondarono il cielo. La serata terminò con una grande festa, danze e cibo. Ma il problema della lunghezza del nome si presentò ai martinesi subito: il mattino dopo, un ignoto addetto alla segnaletica comunale fissò due cartelli agli ingressi del paese limitandosi a scrivere “S.M.S.M.”, affidandone l’interpretazione all’intuito dei lettori. Un po’ come avvenne negli anni Ottanta con l’apertura della strada a scorrimento veloce Guardiagrele-Chieti, con quei cartelli “S.M. sulla Marrucina” agli incroci che crearono risentimento e rimostranze, tanto da indurre l’Anas a sostituirli con la più segnaletica “San Martino S.M.”. «Ma la questione storica», riprende Pantalone, «ancora non era risolta. Il regio decreto 14 gennaio 1864, il primo documento ufficiale dello Stato, riporta in maniera errata la scritta Marruccina, con la conseguente lamentela del sindaco verso il re. Una curiosità», conclude Pantalone: «il nuovo sindaco e il nuovo consiglio, successori dell’amministrazione sciolta per contrabbando, erano anch’essi, in massima parte, polverieri. Il re fu battuto su tutta la linea».
Il numero della polvere. Intanto - sorpresa anche questa da fuochi pirotecnici - quei 27 caratteri che premiano la lunghezza del nome del paese, nella simbologia rappresentano il numero della polvere: che sia proprio quella da sparo martinese? Ma sempre il 27 è anche il numero che corrisponde alle cause cominciate con difficoltà e concluse piacevolmente. Ecco, come quella del nome di questo borgo quando viene scritto per intero da un alunno di prima elementare. Ma che cosa ne possono sapere gli scolari della vicina Ari o di Opi? Venite qui, sui banchi di San Martino sulla Marrucina, a sperimentare: è una sgobbata, ma alla fine quanta...pienezza!
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