«Sanità, Paolucci non chiarisce»
Febbo interviene ancora sulla polemica delle cliniche private
CHIETI. Mauro Febbo, presidente della commissione regionale Vigilanza, si definisce insoddisfatto dei chiarimenti dati dall’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, riguardo al riordino delle cliniche private e ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Paolucci non chiarisce un bel niente anzi, con la sue affermazioni, non fa altro che alimentare i troppi dubbi intorno a quanto sta avvenendo nella sanità abruzzese. E’ certamente vero che il decreto commissariale è un atto programmatorio ma è anche autorizzatorio, infatti autorizza i trasferimenti, quindi ha risposto il nulla. Poi torna a citare il decreto Lorenzin che, lo ricordo per l’ennesima volta, contiene solo le linee guida alle quali la Regione - spiega Febbo- decide di adeguarsi o meno tenendo sempre conto degli equilibri di bilancio ed evitando ulteriori oneri.
Per quanto riguarda il discorso territoriale, Paolucci insiste sulla “assoluta contiguità” delle strutture interessate da questa “rivoluzione” ma ha colpevolmente dimenticato il fatto che oggi in Abruzzo esistono ancora le Asl provinciali e che questo aspetto, in termini di legge, non può e non deve essere trascurato.
E’ evidente che esiste un pesantissimo sbilanciamento in favore delle cliniche private ai danni del pubblico in termini di posti letto e prestazioni e su questo il suo è un silenzio assoluto, assordante e preoccupante».
Febbo cita numeri per avvalorare le sue tesi. «Questo riordino che contestiamo senza se e senza ma e chiediamo di modificare, produce, numeri alla mano, una disparità- sottolinea Febbo- per quanto riguarda i reparti di Chirurgia: se al policlinico di Chieti restano solo 37 posti, quelli a disposizione di Pierangeli e Villa Serena salgono addirittura a 81. La sanità pubblica teatina viene così sminuita e depauperata». Preso fiato, Febbo attacca smentendo due clamorose “bufale” dette, a suo dire, da Paolucci su Villa Pini. «Bastava trasferire un solo posto letto da pubblico o privato e l’avremmo salvata dalle grinfie del decreto Lorenzin avendo raggiunto i 60 posti letto e, conseguentemente, sarebbero stati salvaguardati- afferma Febbo- i posti di lavoro». (j.o.)

