Sanmarco, lite sui licenziamenti

La Fim-Cisl pronta a impugnare le procedure. Nanni: «Troppe prese in giro»
ATESSA. «L’azienda provvederà alla soppressione della sua posizione lavorativa all’interno dello stabilimento. Le comunichiamo, inoltre, l’impossibilità di riutilizzare la sua professionalità in altri reparti presenti nello stabilimento». Continuano ad arrivare le lettere di licenziamento a 50 dipendenti della Sanmarco, la fabbrica più longeva della Val di Sangro che tuttavia negli ultimi anni sta vivendo periodi di profonda crisi. E alle difficoltà del mercato di riferimento, il settore automotive, si sono aggiunte quelle di una gestione che la Fim ha definito «anomala e unilaterale».
La procedura di esubero nella fabbrica che produce cassoni e telai per i furgoni commerciali di Sevel è stata annunciata il 13 luglio scorso: a causa di un calo drastico del fatturato l’azienda ha dichiarato i licenziamenti di 50 dipendenti su 168. A settembre si è conclusa la procedura di licenziamento collettivo a seguito del mancato accordo in Regione. L’azienda ad oggi ha provveduto a recapitare circa 12 lettere di licenziamento. Ma la Fim-Cisl che si è opposta con tutte le forze al provvedimento, denuncia, oltre ai licenziamenti, anche il mancato rispetto della legge 223/1991 che prevede di tenere in considerazione carichi familiari, anzianità di servizio ed esigenze tecnico produttive. «Stiamo avendo segnalazioni dai lavoratori che la Sanmarco industrial non starebbe rispettando i termini di legge», rimarca Amedeo Nanni, responsabile lavoro del sindacato, «l’azienda sta inviando lettere ai lavoratori senza rispettare i criteri previsti dalla legge, cioè carichi familiari, anzianità di servizio e polivalenza. Questa azienda continua a prendere in giro i lavoratori e le istituzioni, pensiamo che in un paese civile questi comportamenti nei confronti dei propri dipendenti non dovrebbero esistere. Ricordiamo inoltre che da gennaio un gruppo di lavoratori (tra i più anziani) è stato messo fuori in cassa integrazione senza rotazione in maniera discriminatoria e senza un giustificato motivo. Ora la beffa sui licenziamenti. Come Fim-Cisl abbiamo dato mandato ai nostri legali di impugnare ogni licenziamento ingiusto, per portare avanti i diritti di chi oggi è stato allontanato ingiustamente. Nei prossimi giorni», conclude Nanni, «invieremo una nota all’ispettorato del lavoro per denunciare le nostre ragioni. Faremo un ulteriore passaggio con i politici abruzzesi per far conoscere i metodi della direzione aziendale». (d.d.l.)

