Sanmarco, scattano 50 licenziamenti

L’annuncio della proprietà: «Fatturato in calo, non possiamo garantire lavoro a tutti». Sindacati sul piede di guerra
ATESSA. Quello che si temeva è avvenuto: la Sanmarco Industrial ha avviato ieri la procedura di licenziamento per 50 dipendenti su 142. Una doccia gelata per i dipendenti della fabbrica che produce cassoni per veicoli commerciali, nonostante i mesi di preoccupazione e una vertenza arrivata fino al tavolo del ministero delle Attività produttive, dal momento che sia Confindustria che i sindacati avevano chiesto all’azienda di attendere almeno lo scadere di tutti gli ammortizzatori sociali, prima di licenziare. E invece «la Sanmarco nonostante gli investimenti posti in essere (circa 8.700.00 euro, ndc)», ha comunicato la proprietà ai sindacati, «è stata costretta ad utilizzare gli ammortizzatori sociali che hanno permesso, assieme all’investimento, un riassorbimento non totale dell’esubero inizialmente esistente. Ad oggi, anche a causa della flessione del fatturato, la Sanmarco non è in grado di mantenere in essere tutti i rapporti di lavoro all’interno dello stabilimento». L’avvio della procedura 223 presuppone che i licenziamenti scattino a 120 giorni dalla data dell’annuncio.
Sugli esuberi verranno applicati i criteri previsti per legge sui carichi familiari, anzianità di servizio ed esigenze tecnico produttive. Il ridimensionamento riguarda tutti i settori aziendali, dall’area uffici (l’ufficio tecnico passa da 3 dipendenti a 2, azzerati reception e ente manutenzione straordinaria, mentre logistica e acquisti passa da 8 dipendenti a 6) fino ai reparti. La produzione passa da 124 a 75 unità. Attualmente lo stabilimento di Atessa occupa 142 persone, ma di queste solo una settantina era al lavoro per la produzione dell’unica commessa rimasta: i cassoni per i furgoni commerciali leggeri commissionati dalla vicina Sevel. Gli altri 70 dipendenti erano in cassa integrazione, ma non in rotazione, una circostanza che aveva preoccupato e indignato la Fim-Cisl e che aveva dato il via alla vertenza.
Fino a ieri la Fim ha scritto all’Inps, all’assessore regionale al Lavoro Pietro Quaresimale, al presidente della provincia di Chieti Mario Pupillo e ai sindaci del territorio affinché la Sanmarco rispettasse il verbale di accordo siglato il 10 aprile 2019 per la concessione della cassa integrazione e quello del 14 dicembre 2020 per la concessione della proroga della Cig, accordo tuttavia disatteso, come specifica il sindacato.
«La Sanmarco è inadempiente nell’avvio di nuove commesse e attività, nel salvaguardare i posti di lavoro, nel rispettare la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione», dice l’organizzazione sindacale. «Da tempo denunciamo questa situazione», precisa Domenico Bologna, segretario Fim Cisl Abruzzo e Molise, «ma si è fatto sempre orecchie da mercante. Il gruppo (la Scattolini Sangro srl, ndc), che è lo stesso della Faist che in pochi giorni e senza preavviso ha dismesso uno stabilimento prelevando i macchinari di notte e licenziando tutto il personale, era venuto per portare lavoro. I lavoratori Sanmarco hanno rinunciato al loro premio di risultato in cambio di investimenti e del mantenimento del posto di lavoro. Invece l’azienda ha solo impoverito e preso in giro il territorio. La Sanmarco era la prima azienda della Val di Sangro, non è possibile che si arrivi a questo. Avvieremo ogni azione a tutela e salvaguardia del lavoro e dei dipendenti. Faccio appello anche a tutta la forza operaia affinché si unisca: le promesse del direttivo fatte a qualcuno non valgono più, la procedura 223 mette tutti a rischio e non salva nessuno».
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