Sarta uccisa in casa, processo per Meo

17 Maggio 2024

Giudizio immediato per l’omicida di Carolina D’Addario, 84 anni, avvenuto il 23 dicembre nella sua casa: rischia l’ergastolo

GISSI. Omicidio dei giorni di Natale: una settimana fa il dissequestro della casa della vittima, ieri la comunicazione del giudizio immediato per l’omicida. Sono arrivate al capolinea le indagini sull’omicidio di Carolina D’Addario, 84 anni, la sarta uccisa il 23 dicembre 2023 nella sua casa di via Remo Gaspari, al centro di Gissi. Ieri è stato emesso il provvedimento per l’accusato, Flavio Giovanni Meo 59 anni. L'uomo accusato di omicidio aggravato, rapina e porto abusivo di arma bianca, dovrà comparire davanti alla Corte d'assise di Lanciano il 6 dicembre: rischia l’ergastolo. Non sarà facile il compito del suo difensore, l'avvocato Luigi Masciulli. Evidenti le prove della sua colpevolezza. A inchiodare Meo c’è anche un video. «La famiglia di Carolina si costituirà in giudizio parte civile», fa sapere l'avvocato Agostino Chieffo che assiste la famiglia D’Addario. «Quello che è accaduto ha sconvolto la loro vita. Devo parlare in questi giorni con i figli di Carolina», spiega, «sono ancora molto provati dall’accaduto». Alcuni familiari sono difesi dall’avvocato Alessandro Orlando.
Carolina D’Addario conduceva una vita molto ritirata. In paese la descrivono tutti come una donna molto generosa, sempre disposta a dare una mano. La porta di casa sua era aperta per tutti. È morta a causa di una coltellata, un fendente che l'ha colpita sotto l’ascella sinistra e lacerandole il polmone. Una ferita che in un primo momento non era stata notata. Tutti pensavano che Carolina fosse morta d’infarto. I primi sospetti su quello che era accaduto li hanno sollevati gli addetti delle onoranze funebri. Nel vestire la salma si sono accorti che aveva una ferita. Subito dopo i familiari si sono accorti che l'anziana non aveva più al dito la fede nuziale che non toglieva mai e la catenina d’oro.
Le indagini dei carabinieri hanno portato quasi subito al vicino di casa della donna, Flavio Meo. Schiaccianti per lui le immagini riprese da una telecamera che mostrano l'accusato con la maglietta sporca di sangue e un coltello mentre di allontana dalla casa della donna. È stato lui stesso a far ritrovare agli investigatori 20mila euro in contanti e gli oggetti d’oro. L’autopsia, effettuata dal medico legale, Pietro Falco, ha evidenziato la ferita da arma bianca all’emitorace sinistro, un fendente violento che ha raggiunto il polmone. Come detto, il 59enne, che era vicino di casa della vittima, è accusato di omicidio volontario aggravato, rapina pluriaggravata e di porto senza giustificato motivo di strumento atto a offendere, anche in questo caso aggravato. L’inchiesta dei carabinieri è coordinata dal procuratore Vincenzo Chirico e dal sostituto Silvia Di Nunzio. Meo attualmente di trova in isolamento nel carcere di Frosinone. Nessuno, neppure il padre, ha potuto parlare con lui dopo l’arresto. L’avvocato Masciulli ha scelto la strada del riserbo. Dal giorno dell'arresto non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni sulla vicenda. In un primo momento aveva ipotizzato una possibile incapacità di intendere del suo assistito. Non è dato sapere tuttavia se l’uomo sia stato sottoposto a perizia psichiatrica. Lunga, dettagliata e scrupolosa è stata sicuramente l'indagine condotta dai Ris che hanno minuziosamente analizzato i reperti recuperati sia in casa della vittima che quelli in casa di Meo. L’incidente probatorio si era tenuto lo scorso febbraio. Gissi ora aspetta il processo a Meo. Chissà se almeno quel giorno l’uomo racconterà che cosa è accaduto quel 23 dicembre e perché ha colpito Carolina.
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