Sarta uccisa, Ris al lavoro per 8 ore La figlia: «Ora vogliamo giustizia»

Gli specialisti dell’Arma vanno a caccia di nuove prove a casa della vittima e in quella dell’assassino L’operatore dell’agenzia funebre che ha scoperto la ferita: «Ho subito capito che il caso era sospetto»
VASTO. Chiedono giustizia Dario e Teresa Rucci, i figli di Carolina D’Addario, 84 anni, la sarta in pensione uccisa il 23 dicembre dal vicino Flavio Giovanni Meo, 59 anni, con una coltellata. I due fratelli, con le rispettive famiglie, si preparavano a festeggiare Natale insieme all’anziana. Ieri mattina, nel giorno del sopralluogo dei carabinieri del Ris di Roma durato circa 8 ore, Teresa era davanti alla casa della madre e ha invocato una giusta punizione per chi ha commesso il delitto. Nessuno potrà più riportare in vita Carolina, ma l’auspicio della famiglia è che l’aggressione a scopo di rapina non resti impunita. Meo era convinto di poterla fare franca, ma è stato incastrato dalle indagini dei carabinieri e dalla solerzia di Rolando Barducci, titolare dell’agenzia di pompe funebri che avrebbe dovuto occuparsi dei funerali dell’anziana. È stato lui a scoprire i vestiti intrisi di sangue e quel taglio sotto l’ascella. Davanti alle numerose versioni di Meo, la procura ha deciso di fare intervenire i Ris per cristallizzare le prove. Ieri mattina gli uomini del Reparto investigazioni scientifiche hanno eseguito un accurato sopralluogo a casa della vittima, nel vicolo davanti al laboratorio di sartoria e a casa di Meo.
I FIGLI DI CAROLINA
Il volto segnato dal dolore, Teresa Rucci, la figlia di Nelluccia – come veniva chiamata in paese la mamma – è arrivata ieri mattina a Gissi insieme all’avvocato Alessandro Orlando. Il fratello Dario non se l’è sentita di affrontare i cronisti che hanno preso d’assalto il piccolo paese. Anche Teresa è stata di poche parole, ma ha raccontato il dolore che sta vivendo. «Mia madre era una donna a cui tutti volevano bene», ha ricordato. «Quello che è accaduto nessuno se lo aspettava. Adesso vogliamo giustizia».
L’AGENZIA FUNEBRE
Teresa e il fratello Dario sono grati a Rolando Barducci, il titolare dell’agenzia di pompe funebri che ha scoperto che la pensionata aveva il vestito intriso di sangue. «Quando sono stato chiamato dalla famiglia», racconta Barducci, «ho chiesto gli abiti da mettere alla salma per il funerale. Poi ha fatto uscire i parenti e, insieme agli operai, ho iniziato a spogliare la signora. Ho subito notato che sotto l’ascella il vestito era sporco di sangue. Un fatto insolito. Tolto l’abito, in corrispondenza di quel sangue ho visto la ferita e ho subito avvisato la famiglia. A quel punto è stata avvisata la Procura». Barducci ha poi trasferito la salma in obitorio a Chieti.
I RIS
A Gissi, alle 11 di ieri, sono arrivati i Ris. Gli specialisti dei carabinieri hanno fatto rilievi sulla porta di casa della vittima, nell’abitazione e, in particolare, nel laboratorio di sartoria dove Carolina viveva e che si affaccia sul vicolo del Sole. A seguire hanno preso tracce di Dna e dei reperti biologici, con particolare attenzione alle tracce organiche e di sangue rinvenute sul luogo del delitto, anche per stabilire se il cadavere sia stato spostato. Altri rilievi sono stati fatti nel vicolo, dove Meo era solito fare i suoi bisogni, un vizio che dava molto fastidio alla vittima e che potrebbe essere all’origine della lite finita in tragedia. Poi i Ris si sono spostati nella casa dell’indagato. «Ringrazio la magistratura», ha detto l’avvocato Orlando. «È giusto che il pm abbia deciso di cristallizzare le prove, soprattutto perché le versioni di Meo sono state tante».

