Sasi: avanti con i serbatoi chiusi di notte

9 Agosto 2018

Rubinetti a secco a rotazione anche a Ferragosto. Basterebbe: aumentano i consumi ma la portata dell’acqua è la stessa 

LANCIANO. Restano a secco i rubinetti di notte. Reti colabrodo, consumi maggiori, usi impropri dell’acqua e rotture improvvise delle tubature portano la Sasi a dover razionare la fornitura e a procedere con le chiusure. Nel Vastese i problemi maggiori: l’acqua c’è solo dalle 6 alle 14.
LA GRANDE SETE. Con i giorni di caldo la sete aumenta ma i rubinetti sono a secco. Chiusure notturne e interventi di riparazione urgenti lasciano da giorni senza acqua, da ben prima delle 22, alcune contrade di Lanciano, le aree interne, comuni come Altino, Paglieta, Atessa, Casoli e quelli costieri. Il tema della solidarietà tra comuni, dare a chi non ha l’acqua, e una distribuzione più equa delle risorse spingono la Sasi alle chiusure mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini. Da ieri anche Fossacesia paga il suo tributo di solidarietà. «È prevista la chiusura a Fossacesia capoluogo», spiega il presidente della Sasi Gianfranco Basterebbe, «per il notevole aumento dei consumi, 9 litri in più al secondo che svuotano i serbatoi. Con i turisti queste località avrebbero bisogno di più acqua, che però non possiamo assicurare».
LE CAUSE. Nel 2018 e in una regione come l’Abruzzo, ricca di acqua, si può restare ancora senza? «No, ne sono consapevole», risponde Basterebbe, «ma sono diversi i motivi che spingono alle chiusure. Le sorgenti sono più secche perché quest’inverno ci sono state poca neve e pioggia. Le sorgenti minori hanno in media il 10% di acqua in meno. Poi c’è un utilizzo improprio dell’acqua da parte dei cittadini ma anche dei Comuni». Ma soprattutto aumentano i consumi: la popolazione triplica e la portata delle condotte è sempre la stessa. «A Vasto da 40.000 si passa a 110.000 abitanti, a Schiavi da 1.200 sono 6.000», riprende Basterebbe, «i 1.200 litri al secondo che forniamo non bastano. La richiesta è di gran lunga superiore alle nostre possibilità. Facciamo riparazioni, ma servono investimenti sulle reti se vogliamo risolvere il problema».
LE RETI. Si sta investendo sulle sorgenti, potenziandole. «Abbiamo già progetti per l’ampliamento di due sorgenti, a Montazzoli e Rosello», dice Basterebbe, «per risolvere i problemi che affliggono i comuni dell’Alto Vastese. Stiamo aspettando si sblocchino i fondi, 1.700.000 euro di quei 6,5 milioni che abbiamo per alcuni lavori. Stiamo procedendo poi con l’individuazione delle perdite. Facciamo le riparazioni più urgenti per recuperare acqua, diamo almeno 20 litri in più a Vasto». Ma un intervento risolutore, come evidenziato da Pio D’Ippolito, direttore reti della Sasi, è la realizzazione del potabilizzatore. Fallito il progetto ad Altino, si pensa di costruirlo, con minore costi, a monte della diga di Chiauci. Sarebbe importante e risolutivo almeno per il Vastese. «Ma bisogna anche rifare le reti», chiude Basterebbe, «servono almeno 50 milioni che chiederemo alla Regione. Con i sindaci stiamo stilando un documento che consegneremo al vicepresidente Giovanni Lolli che sostituirà Luciano D’Alfonso. Ci sono progetti ben precisi a lungo termine, che vanno però decisi e finanziati ora». «Stiamo cercando di intervenire in emergenza per contenere i disagi», precisa il direttore generale Giorgio Marone, «e stiamo programmando per l’inverno una serie di iniziative per risolvere la cronica carenza idrica in alcuni territori e far vivere a tutti una bella estate. Intanto è necessario avere una mappa dei bisogni attuali che ci dirà se serve triplicare la condotta del Verde». Intanto, nella settimana clou delle presenze turistiche e dei consumi, quella di Ferragosto, i rubinetti resteranno a secco.
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