Scala mobile, due indagati per il morto

Avviso di garanzia per il dirigente comunale Intorbida e l’amministratore di Teateservizi Marchetti. Ordinata l’autopsia
CHIETI. Due indagati per omicidio colposo. Muove i primi passi l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, per fare luce sull’incidente avvenuto venerdì all’interno della scala mobile e costato la vita a Smeraldo Cremonese, 92 anni, ex postino molto noto in città. L’anziano è morto sabato notte in ospedale, dove era stato ricoverato dopo essere caduto mentre percorreva, in discesa, la gradinata fissa dell’impianto di proprietà del Comune che collega il terminal di via Gran Sasso al centro storico di Chieti. Il pensionato è inciampato, ma l’inchiesta portata avanti dai poliziotti della squadra mobile punta ad accertare se quegli scalini stretti e ripidi siano o meno a norma e se, soprattutto, possano essere utilizzati dai pedoni. Hanno ricevuto l’avviso di garanzia Paolo Intorbida, dirigente comunale del settore lavori pubblici, e Massimo Marchetti, amministratore unico di Teateservizi, la società a totale capitale pubblico alla quale è stata affidata la gestione dell’impianto di risalita.
L’AUTOPSIA. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto in presenza di un esame irripetibile, come quello dell’autopsia, che verrà affidato stamattina al medico legale Pietro Falco. Gli indagati, difesi dagli avvocati Marco Famminella e Alessandro De Iuliis, potranno nominare un proprio consulente. Al momento, dunque, non è stata accertata alcuna responsabilità.
LE CARTE. Gli investigatori della seconda sezione hanno già acquisito gran parte della documentazione inerente la scala mobile per verificare le autorizzazioni ottenute nel corso degli anni. L’attenzione è rivolta principalmente alla rampa sulla quale è caduto l’anziano. Si tratta di una gradinata “di servizio”, dunque non destinata all’utenza, oppure può essere utilizzata in caso di guasto della scala mobile? È questa la prima domanda alla quale bisognerà dare una risposta. Di certo, ormai da anni, l’impianto funziona a metà: si muove solo in salita, mentre gli utenti sono costretti a scendere – appunto – attraverso la rampa fissa.
LA CONSULENZA. Nei prossimi giorni, il pm potrebbe decidere di affidare una consulenza a un esperto per valutare la documentazione. E non è da escludere che, alla luce dei risultati, l’inchiesta condotta dai poliziotti del vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio possa ulteriormente allargarsi. Nel frattempo, ieri mattina, c’è stato un nuovo sopralluogo degli agenti della squadra volante guidati dal vice questore aggiunto Antonello Fratamico, dei poliziotti della Scientifica e degli ispettori del lavoro della Asl Lanciano Vasto Chieti.
L’ESPOSTO. I familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Cristian Liberato, hanno presentato un esposto in procura per chiedere di indagare su una tragedia inaspettata. Anche perché, in un primo momento, l’anziano era stato ricoverato in clinica chirurgia con una prognosi di venti giorni. Ma, probabilmente a causa dell’età avanzata, le condizioni di Smeraldo si sono aggravate fino alla morte.
IL SINDACO. «C’è grande dolore per ciò che è successo», ha detto il sindaco Umberto Di Primio, «siamo vicini alla famiglia per questo evento drammatico. Ho chiesto una relazione sia al settore lavori pubblici del Comune che alla Teateservizi. Ricordo che parliamo di un impianto sottoposto ad autorizzazione da parte dell’Ustiff (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi; ndr) e ha un direttore di esercizio (Lorenzo Di Filippo; ndr): è a questi che dovremo chiedere se, oltre alla fatalità, vi sono elementi che possano far pensare a una responsabilità da parte di qualcuno».
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