Scalo, alla Thales scattano i primi autolicenziamenti
CHIETI. Se non è crisi dichiarata, i motivi per preoccuparsi non mancano. Alla Thales Italia di via Mattei è cominciata la mobilità volontaria, con due dipendenti che hanno scelto di licenziarsi col...
CHIETI. Se non è crisi dichiarata, i motivi per preoccuparsi non mancano. Alla Thales Italia di via Mattei è cominciata la mobilità volontaria, con due dipendenti che hanno scelto di licenziarsi col beneficio del sussidio mentre una mezza dozzina lascerà, volontariamente o meno, il posto di lavoro ai primi di dicembre. All'alba del 2015 l'azienda del polo tecnologico teatino si ritroverà così con un centinaio di unità lavorative contro le 140 di qualche anno fa. Rappresentanti aziendali e sindacati, la Fiom-Cgil e la Uilm-Uil, mettono a punto la strategia per un confronto diretto con la filiale italiana della multinazionale con cervello a Parigi e stabilimenti a Gorgonzola e Firenze oltre che allo Scalo. «Sul futuro di Chieti», spiega Mario Pierdomenico, della Rsu in quota Fiom, «c'è un'indeterminatezza confermata dalle cose non dette dai vertici, così come è emerso da un incontro di tutte le Rsu a Firenze, riunite per affrontare su base nazionale una crisi che finora non aveva toccato il nostro settore, l'alta tecnologia delle comunicazioni al servizio della difesa e del trasporto aereo, ma che secondo voci attendibili dovrebbe già nel 2015 invertirsi con l'arrivo di commesse importanti». Il personale superspecializzato in forza alla Thales, per il 70% laureati, era per la prima volta sceso in sciopero il 2 ottobre scorso. E ora rivolgono un appello a D’Alfonso e Di Primio. (f.b.)

