Scandalo Ater, patteggiano Recchione e gli altri tre

A giudizio solo il geometra Faraone. L’ex direttore generale con Lancia e Marchioli se la cavano risarcendo meno di 100 mila euro. Ma per l’azienda il danno supera il milione
CHIETI. Tranne il geometra Alessandro Faraone, hanno patteggiato tutti, riuscendo a mettere così la parola fine sulla stagione di scandali e denunce che ha travolto e messo in ginocchio l’Ater di Chieti.
Ieri mattina il giudice per le udienze preliminari Antonella Redaelli ha ricevuto le richieste di patteggiamento dell’ex direttore Ater Domenico Recchione, difeso dal professor Francesco Vassalli, dell’ex commissario Marcello Lancia, difeso da Vittorio Masci, dell’ex direttore amministrativo Giulio Marchioli, difeso da Marco Femminella e dell’architetto Ernesto Marasco, rimasto implicato nell’inchiesta anche se in posizione minoritaria, come è accaduto per lo stesso Faraone. Le accuse, a vario titolo, vanno dal peculato alla truffa, per quanto riguarda la parte principale dell’inchiesta, e dalla turbativa d’asta alla corruzione per quella meno sostanziosa. L’accusa principale riguarda l’aumento di stipendio fatto mentre l’Ater aveva grosse difficoltà ad andare avanti e a far fronte alle richieste degli inquilini.
Recchione ha patteggiato due anni di reclusione e ha offerto 26mila euro a titolo risarcitorio. Lancia ha patteggiato due anni di reclusione offrendo 10mila euro di risarcimento. Marchioli ha patteggiato anche lui due anni, ma ha offerto 71.160 euro, vale a dire l’intero ammontare del suo trattamento di fine rapporto a cui ha rinunciato e gli stipendi non percepiti. Marasco ha patteggiato 1 anno e 6 mesi senza però alcuna offerta risarcitoria. Faraone, infine, assistito dall’avvocato Giacomo Cecchinelli, ha deciso invece di non patteggiare. Il pm Marika Ponziani ha chiesto per lui il rinvio a giudizio che il giudice Redalli ha concesso, fissando il processo per il 2 maggio.
I 26mila euro di Recchione, i 10 mila di Lancia e il tfr di Marchioli certo non possono soddisfare il nuovo commissario dell’Ater Antonella Gabini (assistita civilmente da Carla Tiboni) chiamata a risollevare le sorti di un ente dalle casse inesorabilmente in rosso. Secondo i calcoli stilati dall’Ater, che si era costituita come parte civile, il solo Recchione, attraverso premi di produzione e aumenti di stipendio, avrebbe beneficiato, dal 2010 al 2014, di un indebito arricchimento complessivo che ammontava a 847mila euro. Per Marchioli la cifra si attestava sui 400mila euro. L’Azienda territoriale di edilizia residenziale, infatti, aveva chiesto ai tre una provvisionale, vale a dire un anticipo di risarcimento, pari a un milione e 392mila euro.
Costretto a fare buon viso a cattivo gioco, il commissario Gabini ha deciso comunque di vedere il bicchiere mezzo pieno annunciando che i soldi, quando entreranno materialmente nelle casse dell’Ater, verranno utilizzati per pagare almeno un mese di stipendio ai dipendenti. Che continuano a recarsi al lavoro nonostante abbiano già diversi arretrati nei confronti dell’azienda che gestisce le case popolari teatine.
Arianna Iannotti

