Scarichi inquinati, scattano i sequestri

1 Novembre 2017

Sigilli a due pozzi del complesso residenziale, indagati i costruttori: nelle fogne trovati idrocarburi 200 volte oltre i limiti 

SAN VITO. Scatta il sequestro per due pozzi fognari del centro residenziale Borgo di Gualdo, in contrada San Rocco Vecchio, dove risiedono 52 famiglie. Dai controlli dei carabinieri forestali nei pozzi, in cui confluiscono le acque bianche e nere delle palazzine del complesso edilizio, vengono trovate sostanze inquinanti, tra cui idrocarburi, in quantità anche 200 volte superiori ai limiti previsti dalla legge. Sostanze che si disperdono nel suolo e nel sottosuolo, configurando la contaminazione del sito in cui sono. Al momento indagati sono i responsabili della società  che ha realizzato il complesso.
L’odore è nauseabondo man mano che si scava attorno a due dei tre pozzi utilizzati per la raccolta delle acque meteoriche del complesso edilizio Borgo di Gualdo. I pozzi vengono sequestrati in mattinata a seguito delle indagini effettuate dai carabinieri forestali di Lanciano, diretti dal maresciallo Massimiliano Borrelli, e coordinate dal procuratore capo Mirvana Di Serio, dopo gli esposti dei residenti.

Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori finisce la rete fognaria delle villette e di una palazzina, sottodimensionata rispetto alle esigenze, e in particolare i bypass, illeciti, che sarebbero stati realizzati tra la conduttura delle acque bianche e quella delle acque nere, con commistione dei reflui che confluiscono all’interno dei pozzi. Dopo un campionamento effettuato dai forestali il 27 giugno scorso, l’Arta ha riscontrato in due dei tre pozzi la presenza di sostanze pericolose oltre i limiti di legge, che provocano inquinamento negli strati del suolo e sottosuolo e di conseguenza del sito in cui sono i pozzi. Nello specifico sono state trovate sostanze inquinanti, come idrocarburi, in un pozzo con un valore di 50 volte superiore ai limiti di legge e in un altro addirittura di 200 volte superiore alla soglia massima consentita. Da qui il sequestro e per i responsabili della società, che oltre alle villette doveva realizzare le opere di urbanizzazione primaria come le fogne, le accuse di presunti reati ambientali, scarico non autorizzato, getto pericoloso di cose. Anche se le indagini continuano. «La società non ha ricevuto alcun avviso quindi non rilascia commenti al momento», dice il legale della società. Soddisfatti invece i residenti, 52 famiglie, alcune delle quali da anni costrette a convivere con garage e taverne allegati. «La situazione è drammatica», dice un residente, Antonio Monaco, «combattiamo da anni contro gli allagamenti. In casa ho avuto fino a 60 centimetri d’acqua, anche di liquami. Con la neve sono stato 24 ore di fila a togliere sacchi di acqua: ero disperato. Ci siamo rivolti al sindaco (all’epoca Rocco Catenaro, ndc), ai costruttori, alla Procura: abbiamo pagato le case con sacrifici e abbiamo diritto a viverci serenamente, ad avere ambienti salubri. Invece raccogliamo acqua e melma. I mobili sono rovinati e non possiamo ricomprarli perché con la pioggia ci allaghiamo. L’acqua arriva fino alle case Ater più giù. Ora c’è il sequestro, ma la situazione va sanata».
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