Scatta il sequestro nell’azienda di Bellia

Indagato il titolare dell’Iron Metal, l’accusa: rifiuti pericolosi trattati senza autorizzazione. Sigilli al piazzale della ditta
CHIETI. La polizia sequestra il piazzale della ditta Iron Metal di Chieti Scalo: il legale rappresentante, Angelo Fabrizio Bellia, è indagato per incendio colposo e attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Il sequestro preventivo dell’area e dei rifiuti è stato disposto dal giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che ha coordinato le indagini della squadra mobile diretta dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio. L’inchiesta è stata aperta dopo l’incendio che si è sviluppato nel piazzale dell’azienda il 31 maggio scorso.
Dai primi accertamenti è emerso che Bellia, in qualità di legale rappresentante della ditta, avrebbe creato sul piazzale cumuli di materiale – destinato al recupero e, in parte, allo smaltimento – senza alcuna cautela, con particolare riferimento al pericolo di inneschi spontanei di fiamme. Sempre secondo l’accusa, inoltre, è stato concreto il pericolo di propagazione dell’incendio alle altre parti dello stabilimento dove erano accatastati ulteriori rifiuti infiammabili.
La procura ritiene che siano emerse una serie di irregolarità durante il sopralluogo degli investigatori della prima sezione della squadra mobile, dei carabinieri forestali di Chieti e dei tecnici dell’Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente. In primo luogo, l’azienda avrebbe occupato il piazzale in modo caotico con rifiuti di provenienza non tracciata e contenenti materiali infiammabili. L’altra contestazione dell’accusa è che la ditta, autorizzata solo per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti non pericolosi, abbia trattato anche quelli pericolosi. La procura è arrivata a questa conclusione dopo le analisi eseguite dall’Arta sui campioni dei cumuli di rifiuti, classificati come “fluff”, ovvero i cosiddetti residui leggeri di rottamazione dei veicoli. Secondo il giudice, dunque, l’area va sequestrata sia perché potrebbero essere reiterati reati ambientali sia perché c’è il pericolo che si verifichino altri incendi. L’indagato, difeso dall’avvocato Italo Colaneri, potrà chiedere di essere interrogato per fornire una propria versione dei fatti e respingere le accuse.
Nella notte del 31 maggio scorso i vigili del fuoco avevano impiegato più di quattro ore per domare le fiamme che hanno incenerito materiale ferroso, pezzi di motori elettrici e pneumatici contenuti in un cassone lungo 18 metri, largo 5 metri e alto 2 metri. A lanciare l’allarme, intorno alle 3, era stato un automobilista in transito sull’asse attrezzato Chieti-Pescara, che aveva telefonato al 115 dopo aver notato il fuoco all’esterno della ditta che si trova nella zona industriale Selvaiezzi. (cr.ch.)
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