Schiava del sesso, in 2 rischiano il processo

Chieti. Il pm chiede il rinvio a giudizio di due giovani nei guai per sfruttamento della prostituzione
CHIETI. Era diventata la sua schiava del sesso: la costringeva a prostituirsi in strada e pretendeva che gli consegnasse i soldi guadagnati, lasciandole solo 5 euro. Se si ribellava o incassava poco, erano botte e minacce: una volta l’ha persino scaraventata giù per le scale. Un albanese di 28 anni, ufficialmente bracciante agricolo stagionale, rischia di finire sotto processo per sfruttamento della prostituzione e lesioni personali. Nei guai è finito anche un suo amico di nazionalità venezuelana, di un anno più grande, che lo accompagnava spesso in macchina, facendogli da autista: lui deve rispondere solo del primo reato. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio di entrambi. L’udienza di ieri, davanti al gup Luca De Ninis, è stata rinviata per un difetto di notifica: si torna in aula il 22 ottobre.
Le indagini dei poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti e il coraggio della vittima, una ragazza di appena 23 anni originaria della Romania ma da tempo in Italia, hanno portato alla luce una storia fatta di violenza, degrado e paura che si è consumata alle porte di Chieti. Dopo la denuncia la giovane, che è stata costretta anche ad andare in ospedale a causa dei pestaggi del suo aguzzino, ha trovato rifugio in un centro antiviolenza. Lontano da lui, ha provato a rifarsi una vita, anche se sarà quasi impossibile dimenticare l’incubo andato avanti per quasi due anni.
Secondo la ricostruzione del pm Marika Ponziani, il principale imputato – picchiandola «ripetutamente» e minacciandola di morte e di «ulteriori percosse» – ha costretto la donna «a prostituirsi e ne sfruttava l’attività di meretricio, procurandole i clienti» e accompagnandola in strada. Non solo: il fidanzato la «controllava facendosi consegnare il denaro» che incassava per le prestazioni sessuali. L’episodio più grave è avvenuto nel giorno in cui la ragazza ha telefonato all’albanese, chiedendogli di andare a riprenderla prima: «Oggi non ce la faccio, non mi sento bene». Quando sono tornati a casa e si è accorto che la giovane aveva guadagnato solo 40 euro o poco più, lui l’ha picchia e buttata giù per le scale, ferendola in modo serio.
Il 28enne è assistito dall’avvocato Simona Staffieri, mentre l’altro imputato è difeso dall’avvocato Mariagrazia Sciubba. Entrambi respingono tutte le accuse. La vittima, rappresentata dall’avvocato Michela Manente, si è costituita parte civile. (g.let.)

