Scivola nel laghetto e muore a 39 anni

26 Agosto 2016

La vittima stava pescando: chiama la moglie e poi cade nella vasca d’irrigazione forse per un malore. Oggi l’autopsia

SANTA MARIA IMBARO. «Ha lavorato fino al pomeriggio, voleva stare un po’ da solo, con i suoi pensieri, rilassarsi con la canna da pesca. E adesso non c’è più». Mariana non si dà pace ai bordi della vasca d’irrigazione, di proprietà del Consorzio di bonifica, che mercoledì sera ha inghiottito suo marito, Marin Mugurel, 39 anni a ottobre, romeno e papà di due bambini di 8 e 4 anni. Dopo una notte di ricerche, il corpo è stato ritrovato all’alba di ieri. La sera prima l’uomo aveva chiamato la moglie per dire che stava tornando a casa. Non è più rincasato.

L’ALLARME. Scatta prima delle 21. Mariana chiama in lacrime il 112. Non vedendo rincasare il marito, che prima delle 20 l’aveva contattata al telefono annunciandole l’imminente ritorno a casa, la donna va con un’amica all’invaso artificiale in contrada Paglierini, tra Santa Maria Imbaro e Mozzagrogna. Mugurel era andato lì, dopo una giornata di lavoro come bracciante per la raccolta di frutta e ortaggi. Non era la prima volta. Pare lo rilassasse lanciare la canna da pesca nella vasca, profonda diversi metri e con una superficie di oltre cento metri quadri. Pescava carpe o pesciolini da portare a casa ai figlioletti. Mugurel aveva parcheggiato l’auto e scavalcato la recinzione dell’invaso (l’accesso è chiuso da un cancello con lucchetto). Aveva pescato e all’imbrunire si apprestava a tornare a casa.

LE RICERCHE. La moglie e l’amica trovano l’auto e, ai bordi dell’invaso, la canna da pesca, il borsello e le ciabatte. Di Marin, invece, nessuna traccia. Spaventate, chiamano i soccorsi. Da Lanciano parte una squadra dei vigili del fuoco e i carabinieri di Fossacesia e Ortona. Si capisce presto che non sarà facile trovare il corpo del 39enne se davvero è finito nella vasca d’irrigazione, dove ci sono alghe e melma a rendere tutto più difficile. Così viene allertato il gruppo sommozzatori dei vigili del fuoco, che arriva nel cuore della notte da Roseto. Alla fine si preferisce svuotare parzialmente l’invaso. E così, alle prime luci del nuovo giorno, il corpo affiora dalle acque torbide.

L’IPOTESI MALORE. Nei minuti successivi alla telefonata alla moglie accade qualcosa a Mugurel. Scivola nell’invaso oppure vi cade dentro per qualche altro motivo. L’ispezione cadaverica eseguita dal medico legale esclude l’annegamento come causa della morte. Il bracciante potrebbe essere stato colto da infarto ai bordi della vasca e, barcollando, esservi finito dentro. Non ci sono segni che farebbero pensare a una morte violenta, indotta da terzi. Sarà l’autopsia, disposta dalla Procura e che sarà eseguita questa mattina, a stabilire le cause del decesso del giovane papà. Dopo essere caduto in acqua, Marin ha lottato per rimanere a galla e tirarsi fuori, come racconterebbe la posizione delle sue mani.

CHI ERA. Mugurel era arrivato cinque anni fa a Santa Maria Imbaro. Era di Bacau come la moglie Mariana, 35 anni: erano cresciuti insieme, dopo sette anni di fidanzamento, dieci anni fa si erano sposati e avevano messo su famiglia. Hanno due maschietti di 8 e 4 anni. «Sono ben integrati in paese», dice il sindaco Mariella Di Nunzio, «i bambini frequentano le scuole e moglie e marito partecipano alla vita della comunità». In questi giorni si preparavano al matrimonio della sorella di lei, adesso invece a un funerale. Non sarà a Santa Maria Imbaro: la salma di Marin tornerà in Romania.

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