Scivolò nel canale e morì, inchiesta conclusa

24 Aprile 2016

Incidente nel cantiere, per il decesso di Cavallo indagati i responsabili della ditta e della sicurezza

CHIETI. Scivolò a testa in giù in un fosso pieno d’acqua mentre stava osservando i lavori in un cantiere a Brecciarola. Mario Cavallo, 75 anni, morì dopo 100 giorni di agonia a causa di una insufficienza respiratoria che, in base ai risultati emersi dall’autopsia, fu diretta conseguenza dell’incidente.

Il decesso del pensionato avvenuto il 23 giugno del 2015 fece scattare un’inchiesta per omiciidio colposo condotta dal procuratore capo Pietro Mennini che iscrisse al registro degli indagati il titolare del cantiere e il responsabile della sicurezza incaricato dal Comune. Ieri, invece, la conclusione delle indagini preliminari del pm Giuseppe Falasca. Atto che sarà notificato a G.M. responsabile della ditta e F.N., responsabile della sicurezza entrambi indagati per omicidio colposo: quel cantiere non era stato messo in sicurezza.

I fatti risalgono al 13 marzo del 2015 giorno nel quale Mario Cavallo scivolò a testa in giù in un canale colmo di acqua gelata presente in uno dei tanti cantieri aperti dal Comune per risanare gli effetti devastanti provocati dall’alluvione.

L’anziano era stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale di Chieti quasi in stato di ipotermia dal quale, nel pomeriggio, si era però ripreso.

Le sue condizioni, in quel momento, non sembrano gravi. Invece lo erano. I venti giorni iniziali erano diventati novanta. E Cavallo che, secondo un primo referto, aveva riportato un semplice seppur grave trauma cranico, era in realtà rimasto paralizzato alle braccia, alle gambe e al torace. Da quel momento comincia il calvario di un uomo conosciuto e stimato a Brecciarola, padre di un poliziotto in servizio alla questura di Pescara, e sfortunato per aver pagato con la vita la curiosità legittima che ogni cittadino può avere di fronte a lavori ben fatti, oppure no, da parte del Comune. Quel canale, che si trova duecento metri prima del Villaggio della Speranza di suor Vera D’Agostino, era rimasto ostruito a tal punto che l’acqua del nubifragio era finita, come una cascata, sulla Tiburtina. Era quindi necessario intervenire con ruspe e operai. Ma per delimitare il fosso liberato dai rami erano stati apposti solo tondini di ferro e un nastro biancorosso.

Una recinzione evidentemente non sufficiente a bloccare la caduta accidentale dello sfortunato pensionato prima che finisse nel canale pieno di acqua. E che Cavallo sia morto per quella caduta nel cantiere di Brecciarola lo dice l’autopsia eseguita il 24 giugno scorso a Villa Pini dal medico legale Cristian D’Ovidio.

La paralisi di gambe, braccia e torace che ha causato l’insufficienza respiratoria letale al 74enne teatino è stata la diretta conseguenza dell’incidente del 13 marzo scorso: la caduta nel fosso appena ripulito dalla ruspa inviata dal Comune per i lavori.