Scoperta dell’università: è la svolta per l’Alzheimer

28 Gennaio 2021

Il direttore della Clinica neurologica Onofrj e il docente Sensi in prima linea nella ricerca «È un passo avanti per arrivare a terapie capaci di mutare il decorso della malattia»

CHIETI. Si inizia col dimenticare qualcosa e si finisce con il perdere se stessi. La malattia di Alzheimer affligge in Italia circa un milione di persone (Rapporto Oms 2016), con risvolti psico-sociali molto pesanti anche sui familiari. Secondo i risultati di uno studio di Confartigianato relativo al 2015, in Abruzzo le persone malate di Alzheimer sono 15mila, cioè 11,5 ogni mille abitanti, dato che colloca la regione ai primi posti della classifica nazionale. Tra gli over 65 abruzzesi, le persone con Alzheimer sono 13mila e 44,5 anziani su mille presentano demenze senili. L’alta incidenza sulla popolazione regionale di questa malattia non poteva non interessare la più grande università abruzzese. I ricercatori dell’ateneo d’Annunzio sono infatti in prima linea nella ricerca sulla prevenzione dell’Alzheimer. L’università fa sapere che saranno a breve disponibili dei test ematici che potrebbero rivoluzionare il percorso diagnostico della malattia di Alzheimer come illustrato dai recenti studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Gli studi sono in fase di sperimentazione avanzata e possono rilevare in maniera accurata la presenza a livelli patologici di “tau iperfosforilata”, la proteina che ad oggi si ritiene possa indicare con maggiore accuratezza la progressione del processo degenerativo che sottende alla demenza di Alzheimer.
«È un’evoluzione importante del percorso diagnostico», spiega il professor Stefano Sensi, ordinario di Neurologia e direttore del Dipartimento di neuroscienze, imaging e scienze cliniche, «un importante passo avanti che ci avvicina a diagnosi precoci e differenziate, processo fondamentale per gestire l’arrivo oramai vicino di terapie “disease-modyfing”, cioè capaci di mutare il decorso della malattia. Si tratta, è bene ricordarlo, di trattamenti costosi e che possono funzionare su sottotipi selezionati di pazienti. È questo il fine ultimo dello sforzo congiunto che il nostro ateneo sta portando avanti nell’ambito di un’azione sinergica interaziendale che vede al centro la Clinica neurologica dell’ospedale di Chieti, diretta dal professor Marco Onofrj, e la Rete per le demenze dell’Asl di Pescara. È una prospettiva di ampio respiro», aggiunge Sensi, «che vede coinvolti i ricercatori del Dipartimento di neuroscienze e dei due centri di ricerca dell’ateneo, l’Itab e il Cast, che stanno contribuendo al processo con ricerche e diagnostiche avanzate come, ad esempio, un recente studio curato dal professor Onofrj e da me, che impiega l’intelligenza artificiale e tecniche di “machine learning” per predire la conversione a malattia di soggetti in fase presintomatica».
Secondo Onofrj e Sensi, «siamo al centro di una rivoluzione diagnostica e terapeutica che finalmente potrebbe impattare sulla vita dei nostri pazienti e dei loro familiari. È bene ricordare che nessuna metodica sarà da sola risolutiva».
L’accuratezza diagnostica e l’individuazione di strategie terapeutiche mirate saranno frutto di sempre più accurati test di valutazione neuropsicologica, ricerca di proteine alterate nel liquido cerebrospinale (come la tau o l’amiloide) e neuroimaging (risonanza magnetica, tomografia a positroni, eccetera) dall’altra. L’obiettivo è arrivare a una selezionare in maniera sempre meno invasiva, economica ed efficace di soggetti non ancora dementi da avviare a trattamento precoce.
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