Scoperta la frode del tartufo, 9 indagati

16 Marzo 2021

Nei condimenti aromatizzati il prezioso prodotto era solo indicato sulle etichette oppure presente in quantità limitatissime

CHIETI. Il tartufo era solo sulla foto dell’etichetta. Oppure in quantità talmente risibili che, per dare il suo aroma, veniva utilizzato il bis-metiltiometano, un distillato del petrolio che, seppure autorizzato e ritenuto sicuro dall’Unione europea, lo rende più difficilmente digeribile se consumato in quantità. A scoprire l’imbroglio sono stati i carabinieri forestali del gruppo di Chieti, al comando del tenente colonnello Marco Santilli. Al termine di un’indagine durata due mesi, i militari del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale hanno denunciato per frode in commercio 9 imprenditori residenti in Sicilia, Molise, Umbria, Puglia e Toscana. Nei confronti di tre aziende, di cui una pescarese, è invece scattata la diffida: dovranno modificare le etichettature ritenute ingannevoli. L’inchiesta è partita quando, in alcuni supermercati della città e su più siti internet, gli uomini dell’Arma hanno trovato numerosi condimenti aromatizzati al tartufo, «nel cui processo produttivo il tartufo era però utilizzato in parti inferiori al decimillesimo o, addirittura, non presente». Come nel caso di una ditta che pubblicizzava la vendita di prelibatezze molisane. Un’altra azienda, invece, spacciava il tartufo bianchetto per il ben più pregiato tartufo bianco, al quale somiglia solo nell’aspetto esteriore. Ma non finisce qui: alcuni prodotti riportavano tra gli ingredienti un non meglio definito infuso di tartufo, ottenuto con l’immersione di risibili quantitativi di tartufo in oli extravergine di oliva o di semi, «cui viene appositamente aggiunto l’aroma di sintesi per ottenere il gusto del fungo ipogeo. Al contrario, in etichetta o nei siti internet delle aziende, era dichiarata la presenza di tartufo, enfatizzandola con immagini». Adesso gli indagati rischiano la reclusione fino a due anni: l’accusa è aver consegnato agli acquirenti un prodotto con origine, provenienza o qualità diverse da quelle dichiarate. L’aroma infatti deriva prevalentemente dall’uso di sostanze sintetizzate in laboratorio. Fermo restando che l’utilizzo degli aromi sintetici non comporta rischi per la salute. «È fondamentale che il consumatore sia messo nella condizione di operare una scelta consapevole», spiega il tenente colonnello Santilli. «I regolamenti dell’Unione europea prevedono espressamente che l’utilizzo degli aromi non debba trarre in inganno. Andrebbe fatto uno sforzo ulteriore da parte del legislatore al fine di scongiurare il rischio che le frodi si annidino all’interno di vuoti normativi. Non è accettabile che il consumatore medio possa pensare di acquistare olio con infuso al tartufo se per la produzione di una confezione da 250 millilitri è utilizzato meno di un milligrammo del prezioso fungo ipogeo. Non deve ingannare nemmeno la presenza di tartufo liofilizzato all’interno delle boccette, in quanto il sentore deriva esclusivamente dall’aroma, quasi sempre di sintesi: quantomeno, scegliamo un aroma naturale».