Scoperta maxi evasione da 38 milioni

23 Febbraio 2016

Nel mirino delle Fiamme gialle una società teatina che comprava e vendeva costosi cellulari, due persone indagate

CHIETI. Una società “trasparente”, ma non abbastanza per passare inosservata agli accurati controlli incrociati messi in campo dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Chieti al comando del colonnello Vittorio Mario Di Sciullo.

Operazione che ha fatto emergere oltre 38 milioni di euro di tasse non versate allo Stato tra base imponibile e Iva. Ora i due titolari della società teatina finiti nelle maglie della tributaria sono indagati per aver omesso di dichiarare e pagare le imposte dovute e per aver distrutto la contabilità.

Lo scacco matto all’evasione messo a segno dalle Fiamme gialle ha consentito di interrompere la spirale della illegalità che andava avanti da anni. In che modo? La società teatina finita nella lente d’ingrandimento della Finanza aveva acquistato da alcune ditte italiane, cosiddette "cartiere", perché costituite solo sulla carta e in fallimento, un ingente quantitativo di prodotti elettronici, come computer e cellulari, a prezzi stracciati proprio perché le società fornitrici di quel genere non pagano le imposte dovute. Successivamente la merce comprata veniva prontamente rivenduta ad un prezzo inferiore a quello di mercato mettendo in moto un meccanismo perverso, una situazione di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti, penalizzati da un operatore in grado di offrire prezzi considerevolmente più bassi, tenuto conto che la società finita nei guai ha omesso completamente il pagamento delle imposte.

Meccanismo che avrebbe significato guadagni facili e veloci per i due operatori commerciali indagati. Ma per la quadratura del cerchio era necessario per la società teatina incassare e continuare ad essere invisibile agli occhi della polizia tributaria.

Così, dopo aver effettuato le movimentazioni di merci, sono state messe in atto una serie di operazioni «cartolari» in seno alla medesima società ovvero il trasferimento dell'intero capitale sociale nelle mani di un unico socio che ai controlli della Finanza si è rivelato solo un semplice prestanome. E in questa circostanza entra in scena un cittadino di nazionali romena senza fissa dimora. Contemporaneamente è stata trasferita anche la sede legale della società teatina nei quartieri Spagnoli di Napoli. Ma il tentativo di far materialmente sparire il soggetto giuridico e, soprattutto, la relativa documentazione amministrativo-contabile questa volta è fallito.

Come vana è stata la certezza di impedire alla Finanza la ricostruzione dell'effettivo giro d'affari come pure di mettere al riparo i responsabili dei fatti illeciti da eventuali azioni dirette. La lunga e minuziosa attività d'indagine ha così consentito l'individuazione sia dei professionisti che hanno materialmente curato la contabilità della società, sia il rinvenimento di parte dei movimenti effettuati. Sono stati rintracciati anche i clienti che hanno acquisito il materiale e acquisite le relative fatture. Tanti tasselli che messi insieme hanno fornito alle Fiamme gialle di delineare il quadro preciso della illecita attività svolta. La Finanza proseguirà i controlli sul territorio provinciale con l’obiettivo di evitare che aziende non in regola creino una concorrenza sleale verso chi, invece, rispetta quanto previsto dalle normative fiscali. Una caccia senza sosta per stanare gli evasori e chi «inquina» il mercato con attività illecite.

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