Scoperte le maxi serre di droga: 2 arresti

La coltivazione trovata dai carabinieri in un capannone abbandonato: bloccato un affare illecito da 150mila euro
CHIETI. Le piante di marijuana crescevano illuminate e riscaldate da cento lampade alogene. Le serre hi-tech, alimentate con un allaccio abusivo alla rete elettrica, erano completate da celle refrigerate, umidificatori, ventilatori, vaporizzatori e trasformatori ad alto potenziale. È la scoperta fatta dai carabinieri della stazione di Casalincontrada ai confini con Bucchianico, in un complesso abbandonato in località Colle dei Gesuiti. Din Sylaj, 27 anni, e Gjosho Dardhaj, 23 anni, entrambi albanesi e da poco in Italia, sono stati arrestati con le accuse di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e furto aggravato di elettricità: ora sono rinchiusi nel carcere di Lanciano. I militari dell’Arma hanno sequestrato 91 piante di marijuana, di un’altezza compresa tra 50 e 60 centimetri, e altre cento più piccole. Gli investigatori hanno trovato anche 120 grammi della stessa droga già pronti per essere venduti. In base a una primissima stima, il valore dell’impianto, sommando anche quello dello stupefacente tolto dal mercato, potrebbe raggiungere i 150mila euro. Il sospetto è che gli indagati fossero i custodi della coltivazione: ora le investigazioni proseguono per accertare il coinvolgimento di altre persone. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore di Chieti Marika Ponziani.
L’OPERAZIONE
Il blitz è scattato lunedì pomeriggio. Le serre erano state allestite all’interno di un capannone, in un’area in cui si trova anche la casa dove alloggiavano gli albanesi. Ogni pianta di marijuana aveva il suo vaso e, grazie agli «strumenti professionali» nella disponibilità degli arrestati, veniva curata in ogni fase della crescita. Accanto al capannone è stato rinvenuto una sorta di semenzaio con piantine alte una decina di centimetri.
L’INCHIESTA
L’ipotesi è che la marijuana sequestrata dai carabinieri avrebbe invaso le piazze della zona di Chieti, soprattutto i locali della movida, in particolare in questo periodo in cui è imminente la riapertura delle scuole e il ritorno in città degli studenti universitari. Ora l’obiettivo degli investigatori è ricostruire l’intera catena dello spaccio e scoprire i complici dei due albanesi.
LA DIFESA
Sylaj e Dardhaj, difesi dall’avvocato Mauro Faiulli, potranno fornire la loro versione dei fatti durante l’interrogatorio di convalida che sarà fissato oggi.

