Scrittrice gay a scuola I genitori dicono di sì

16 Marzo 2017

Si terrà il primo aprile l’incontro al De Titta con Francesca Vecchioni L’Arcigay Chieti alla preside: organizziamo incontri sull’omofobia

LANCIANO. L’incontro con la scrittrice Francesca Vecchioni, sul tema dell’omosessualità femminile, si farà. La maggioranza dei genitori degli studenti delle classi quinte dell’istituto De Titta ha risposto con parere favorevole alla richiesta della preside. E la dirigente, Daniela Rollo, è stata di parola: l’incontro con la scrittrice, figlia del cantautore Roberto Vecchioni e dichiaratamente lesbica, si terrà il primo aprile.

L’esito della “conta” è stato comunicato ieri ai ragazzi, che erano insorti (portavoce della protesta il Collettivo Studentesco Lanciano) dopo l’iniziativa della preside di chiedere il consenso dei genitori, cosa che per gli altri appuntamenti del ciclo “Incontro con l’Autore” non era mai avvenuta. E così il “caso De Titta” è finito all’attenzione anche della stampa nazionale. La dirigente Rollo ha comunicato la vittoria «con un grande margine» (senza specificare numeri) dei favorevoli. Francesca Vecchioni, che è anche presidente dell’associazione Diversity, sarà a scuola fra due settimane per parlare del suo libro, “T’innamorerai senza pensare”, che racconta la sua personale esperienza. Nel pomeriggio l’incontro sarà ripetuto a Palazzo degli Studi, organizzato nell’ambito del Mese della Resistenza e aperto a tutta la cittadinanza.

Ma anche ieri le polemiche non si sono calmate. Sul caso è intervenuto l’Arcigay Chieti. «Ci auguriamo che la preside, anche in considerazione delle dichiarazioni rilasciate subito dopo lo scoppio della polemica, si sia resa conto della gravità della sua azione e della pesante ripercussione nei confronti, innanzitutto, degli studenti Lgbt», dice il presidente Adelio Iezzi, «che valore didattico possano avere le sue parole verso uno studente o studentessa omosessuale? Quale messaggio di inclusione e accettazione fa passare la scuola? Cosa potrà mai provare uno studente o una studentessa sentendosi oggetto di una indagine conoscitiva ostativa il proprio essere e la propria affettività? Se le istituzioni scolastiche, attraverso i propri rappresentanti, non sono i primi ad essere inclusivi e se considerano l’accettazione della omosessualità una “opinione” che possa turbare qualcuno, riteniamo che sono davvero pochi i passi avanti che questa società potrà fare». La preside, tuttavia, si era detta disponibile a sostenere i ragazzi nel caso volessero approfondire il tema.

«Prendiamo atto, in ogni caso», continua Iezzi, «della volontà della preside, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate, di apertura e rispetto della pluralità, affermazioni ancorché contraddette dalla sua azione, e ci proponiamo per organizzare degli incontri presso la scuola per trattare tematiche quanto mai attuali: bullismo e omofobia in primo luogo, ma anche educazione alla diversità e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili».

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