«Se non paghi 150 euro non vai in gita scolastica»

5 Febbraio 2016

Al Galiani il “contributo volontario” chiesto alle famiglie diventa obbligatorio Scatta la protesta del Blocco studentesco: «Questo per noi è un furto»

CHIETI. Si chiama “contributo volontario” o anche “erogazione liberale” ed è una somma di denaro che, a seconda della scuola e della classe frequentata, le famiglie mettono a disposizione dell’istituzione scolastica.

Ma al “Galiani – De Sterlich”, da “volontario” il contributo rischia di diventare “obbligatorio”. Perché la famiglia che decide di non pagarlo non potrà mandare il proprio figlio alla gita scolastica, oppure ai corsi di recupero o ai corsi di lingue o ancora a tante altre iniziative organizzate dalla scuola. Lo ha deciso il consiglio di istituto nella seduta del 14 gennaio scorso e il 28 gennaio il dirigente scolastico, Candida Stigliani, lo ha comunicato alle famiglie. La comunicazione della preside dice testualmente: «Ai genitori si comunica che tutti gli alunni non in regola con il pagamento delle erogazioni liberali non potranno, se non provvederanno alla regolarizzazione, partecipare ai viaggi di istruzione, agli scambi culturali, agli stage e a qualsiasi attività esterna all’istituto. Tutti gli alunni non in regola con il pagamento non potranno partecipare, quali interni, ai corsi di lingue, certificazione delle lingue, ai corsi Ecdl e a tutti i corsi didattici e di recupero svolti all’interno dell’istituto. In tal caso, coloro che vorranno partecipare, dovranno versare la quota di iscrizione prevista per gli esterni».

Insomma, chi non paga sarà trattato da alunno di “serie B”, o forse sarebbe meglio dire di “serie Z”. L’erogazione liberale al “Galiani – De Sterlich” viene a costare dai 100 ai 150 euro all’anno, a seconda della classe frequentata. Se si aggiunge ai costi di iscrizione, al caro libro e alle difficoltà della famiglia media italiana ai tempi della crisi, comincia ad essere una spesa che non tutti decidono di sopportare, soprattutto se viene presentata come volontaria.

Ma sono insorti i ragazzi del Blocco studentesco, movimento giovanile vicino a Casapound che del “no al contributo volontario” hanno fatto un punto del proprio programma. «Perché le mancanze dello stato centrale nei confronti del sistema scolastico non possono ricadere sulle spalle delle famiglie già tartassate», dice Luca Comune, giovane attivista del Blocco. «I dirigenti scolastici si nascondono dietro la mancanza di fondi e i tagli ministeriali per chiedere un contributo, imposto come obbligatorio e addirittura mascherato come necessario per l’iscrizione all’anno successivo e per lo svolgimento dell’attività scolastica», aggiunge il responsabile regionale del Blocco, il teatino Alessio Capone, «per noi è un furto o, se vogliamo, un’estorsione legalizzata».