Sedici operai licenziati alla Faist: in città scatta la mobilitazione

7 Febbraio 2020

I sindacati sul piede di guerra: «La procedura è illegittima». Striscioni di solidarietà esposti nei negozi L’assessore regionale Febbo e il consigliere Paolucci: «È inaccettabile». Ora il caso arriva dal prefetto

LANCIANO. «Il sistema Abruzzo si mobiliti, non deve passare il principio che un’azienda come la Faist, prima ancora di attendere i 75 giorni di legge per avviare una procedura di licenziamento collettivo, smonti e trasporti i macchinari altrove». Il segretario Fim-Cisl Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, ribadisce l'appello in ogni sede possibile. Per la Fim è necessario che l'intera regione si armi contro l’idea che sia possibile, dopo vent’anni di produzione, chiudere baracca e cancellare dal sistema lavorativo 16 persone, tra cui 9 donne. «Avranno pensato che fosse facile», rimarca Bologna, «caricare i tir di notte e far trovare la fabbrica vuota al mattino, ma è una cosa inconcepibile, non solo per noi, ma per la legge. Stanno attuando una procedura totalmente illegittima».
Ieri pomeriggio c'è stato un incontro interlocutorio tra azienda e sindacato. «Abbiamo ribadito la nostra posizione», spiega Bologna, «e annunciato le diffide presentate dal nostro legale anche all’ispettorato del lavoro». Si attende, a ore, anche la convocazione del prefetto Giacomo Barbato. E davanti la fabbrica di sensori per le turbine di auto e veicoli commerciali ci si prepara alla seconda notte di presidio, dormendo in strada, dentro le auto. Lavoratrici e lavoratori assieme ai rappresentanti sindacali cercano di impedire che i tir arrivati per caricare i macchinari, escano dallo stabilimento. È una lotta contro il tempo, il sonno, il gelo e lo sconcerto di far parte di una famiglia che non ti vuole più. «Mai un giorno di cassa integrazione, alta produttività e professionalità, zero assenteismo, costo del lavoro bassissimo», tuona ancora Bologna, «non ci vengano a raccontare storie, le logiche sono altre».
E tra queste c’è lo stabilimento della Faist in Umbria dove erano stati annunciati 50 esuberi e una previsione di calo nella produzione, ma dove, improvvisamente, si vuole trasferire tutto quello che c’era nello stabilimento di Lanciano, eccetto i lavoratori. «È urgente attivare immediatamente un tavolo di confronto regionale», avvisa il consigliere regionale Silvio Paolucci. «Presenterò un’interpellanza per conoscere cosa il governo regionale intende attivare sulla questione. Siamo di fronte a una decisione irresponsabile, chiediamo all’assessore regionale Fioretti di muoversi in fretta condividendo un percorso con le parti sociali, che si sono subito attivate e stanno portando avanti l’interlocuzione con la proprietà».
«Dietro ogni lavoratore c’è una famiglia, c’è un indotto», commenta il presidente del consiglio comunale di Lanciano Leo Marongiu, «vanno cercate soluzioni capaci di non penalizzare oltre il territorio». Segue da vicino la vertenza anche l’assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo: «È inaccettabile il modo di fare di questa azienda», commenta, «per questo mi sono attivato personalmente con il prefetto».
Intanto Lanciano e la Val di Sangro si accendono di cuori. Sono gli striscioni della campagna avviata dai dipendenti Faist e che cittadini, attività commerciali, locali di ristorazione espongono in segno di solidarietà e vicinanza.
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