Sequestra e picchia la fidanzata, condannato a 2 anni e 10 mesi

Il pm chiede l’assoluzione dell’imputato e di indagare la ragazza per calunnia e anche i testimoni Ma il giudice crede al racconto della vittima. «Le vessazioni dovute a un’insana e immotivata gelosia»
CHIETI. L’aggressione in auto alla fidanzata, ultimo atto di una serie interminabile di persecuzioni dovute a «un’insana e immotivata gelosia», gli è costata una condanna a due anni e dieci mesi di reclusione e 1.500 euro di multa. È la pena inflitta dal giudice Maurizio Sacco ad A.I., 29 anni di Guardiagrele, finito sotto processo con una sfilza di accuse: sequestro di persona, rapina, lesioni personali e stalking. Secondo il tribunale, dunque, l’imputato bloccò in macchina la fidanzata, la prese a pugni e le portò via il cellulare. Il pm d’aula aveva invece chiesto l’assoluzione e l’invio degli atti in procura per valutare la posizione di denunciante e testimoni. La vittima, una studentessa universitaria all’epoca ventenne, anche lei guardiese, è stata assistita dall’avvocato Monica Passamonti: dovrà essere risarcita in separata sede. L’imputato, difeso dall’avvocato Biagio Carosella, continua a negare tutto e si prepara al ricorso in appello.
LE ACCUSE Secondo l’accusa, anche alla luce delle indagini dei carabinieri, A.I. ha minacciato e molestato la fidanzata in modo da causarle «un perdurante e grave stato di paura e timore per la propria incolumità». Ha iniziato così ad assumere un atteggiamento pressante nei suoi confronti, «inducendola a interrompere le relazioni con gli altri coetanei». Non tollerava nessun tipo di approccio, anche telefonico, con i colleghi universitari. In questo modo, sostiene sempre l’accusa, «ha condizionato la sua vita relazionale arrivando a dirle, dopo aver saputo che si era fermata a parlare con l’ex fidanzato, che avrebbe pubblicato telematicamente delle sue foto porno e che avrebbe pagato delle persone per uccidere il presunto rivale in amore». Non solo: ha preteso che la ragazza gli chiedesse il permesso per uscire, studiare e fare qualsiasi altra attività, «intimandole di mandargli un messaggio ogni ora per avere il controllo su di lei». L’11 ottobre del 2017 si è verificato l’episodio più grave, perché il giovane è passato dalle minacce alle botte. Ha costretto la ragazza a salire sulla sua auto e, dopo averla obbligata a consegnare il telefono per visionare tutti i contatti avuti, l’ha picchiata a più riprese vicino al cimitero di Guardiagrele e in un parcheggio. Il 29enne, prima di colpire la fidanzata con pugni, schiaffi e sputi, ha chiuso le portiere in modo tale che lei non potesse allontanarsi.
L’ULTIMA UDIENZA La discussione è durata più di due ore. Sia il difensore dell’imputato che il pm d’aula hanno sostenuto la totale infondatezza dell’accusa. L’avvocato Passamonti, invece, non è entrato nel dettaglio delle contestazioni, ma ha evidenziato l’inattendibilità di almeno due testimoni della difesa, sottolineando come la vittima – sotto choc e provata da mesi di vessazioni anche psicologiche – non fosse in grado di fuggire dall’auto, né di chiedere aiuto. Il giudice, condividendo la tesi della parte civile, ha riconosciuto il giovane colpevole di tutti i reati, legati dalla continuazione: si è arrivati alla pena di due anni e dieci mesi con la concessione delle attenuanti generiche.
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