Sequestrate 300 targhe in una casa

19 Giugno 2014

Oltre quattrocento veicoli intestati a uno dei 25 indagati. Il difensore: è andato lui stesso dalla polizia

LANCIANO. Più di 400 macchine intestate a suo nome e 300 targhe automobilistiche sequestrate nella sua abitazione. Secondo gli investigatori è Rocco Di Lello, 65 anni, di Orsogna, il principale indagato dell’“operazione Bulgaria”, condotta dalla polizia stradale di Lanciano sul traffico illecito di auto verso l’Est e truffe ad aziende del Nord. La Procura di Chieti ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per 25 persone. I reati contestati sono l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione, appropriazione indebita e falso documentale.

Il filone principale dell’inchiesta, che colloca i fatti tra il 2011 e il 2012, è quello dell’esportazione illegale di veicoli, in particolare verso la Bulgaria dove questo mercato è fiorente e fa da base verso gli altri paesi dell’Est, tra tutti Russia e Lituania. Anche l’attività investigativa parte dall’Est, quando la polizia lituana individua un’autovettura Opel, che aveva documenti italiani falsi: la targa era di una Punto e anche la carta di circolazione era falsificata. Scattano le indagini, durate quasi due anni e condotte attraverso intercettazioni telefoniche, che hanno visto impegnati gli agenti della squadra di polizia giudiziaria della Stradale. Con l’ausilio di interpreti vengono intercettate le telefonate dei bulgari oggi indagati. In Italia, nel Chietino, il referente sembra essere Rocco Di Lello, che si è già presentato spontaneamente dal pm Rosangela Di Stefano. «Il mio assistito fa l’intermediario di autovetture per mestiere», dichiara l’avvocato difensore Graziano Benedetto, «è stato lui stesso a presentarsi dalla polizia poiché aveva scoperto un’auto, tra quelle che gli erano state vendute, che aveva problemi di certificazione. Le 300 targhe che gli sono state trovate in casa appartengono ad auto vecchie, ormai demolite».

Altro elemento di spicco dell’inchiesta è Felice Di Fazio, ma per quanto riguarda le truffe di merce ai danni di decine di aziende del nord Italia (non gli sono contestati episodi legati alla truffa delle auto): venete produttrici di vini e spumanti pregiati, di televisori (almeno 100) e materassi, colorifici, di laterizi e infissi. L’organizzazione individuava teste di legno che rilevavano società in difficoltà (come Edil Strade srl e Grand Hotel Cervia), diventando amministratori e cambiando ragione sociale e assetto societario. Via internet, usando nomi falsi, avvenivano gli ordini, pagati con assegni e riba postdatati. Le ditte scaricavano la merce in magazzini vicini alle aziende, per rendere tutto più credibile, ma tempo qualche mese chiudevano i battenti e facevano sparire la merce che veniva così rivenduta.

Stefania Sorge

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