Sequestrato il pellet albanese: non era certificato
POGGIOFIORITO. Ancora grane per la Enersirolli, fabbrica che lavora pellets per stufe e biocombustibili per caldaie e che era stata sequestrata lo scorso febbraio dalla Forestale su delega della...
POGGIOFIORITO. Ancora grane per la Enersirolli, fabbrica che lavora pellets per stufe e biocombustibili per caldaie e che era stata sequestrata lo scorso febbraio dalla Forestale su delega della Procura per inosservanza di alcune prescrizioni in materia ambientale. Il 15 ottobre scorso la Asl di Chieti, su comunicazione del dipartimento provinciale della Asl di Brindisi, ha sequestrato 22 sacchi di pellets provenienti dall'Albania recapitati all'industria di contrada Sodera, perchè non avevano avuto nessun controllo sanitario così come invece prescritto dalla legge per questo genere di materiali, soprattutto se provenienti da paesi esteri. La Asl ha sequestrato, oltre al materiale che aveva il vincolo del controllo sanitario a destino, anche l'autoarticolato con targa albanese. Il blitz è scattato attorno alle 9,30 del mattino. L'impianto, che attende ancora l'autorizzazione della Provincia e che era stato posto sotto sequestro, di fatto non poteva lavorare. Ma sono tante le segnalazioni dei residenti che hanno notato la ripresa delle attività nella struttura, di notte, proprio nei giorni scorsi. La Enersirolli è in attesa di ottenere l'autorizzazione a lavorare come pellettificio attraverso la conferenza dei servizi che si terrà il prossimo 30 ottobre. «Che fiducia possiamo avere nel titolare della fabbrica se proprio a ridosso della conferenza dei servizi agisce con tanta superficialità?» interviene l'associazione Nuovo Senso Civico tramite il presidente Alessandro Lanci «è grave aver acquisito pellets non controllati perchè in genere le ispezioni sanitarie servono proprio a stabilire la provenienza di questi materiali dato che potrebbero arrivare dall'est Europa e da zone soggette a contaminazione radioattiva. Cosa ci mettiamo in casa? Cosa prendiamo in mano e bruciamo nelle nostre case, magari alla presenza dei bambini? Chiediamo chiarezza».
Daria De Laurentiis
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