Sequestrato il tesoro dell’usuraio: sigilli a villa, case e auto di lusso

27 Maggio 2023

Luigi Creati perde tutti i suoi beni: valgono 1,5 milioni. L’accusa: «Li ha accumulati illecitamente» La misura di prevenzione è scattata dopo le indagini patrimoniali della Divisione anticrimine

CHIETI. Una villa da 400 metri quadri, appartamenti, auto di lusso, terreni. Il tesoro da un milione e mezzo di euro «illecitamente accumulato» da Luigi Creati, «noto usuraio» teatino di 68 anni, è stato sequestrato dalla polizia di Stato di Chieti. La misura di prevenzione patrimoniale, su proposta del questore Francesco De Cicco, è stata emessa dal tribunale dell’Aquila. Il blitz è scattato all’alba di ieri: una trentina di agenti ha raggiunto i sette immobili nella disponibilità dell’uomo, ovvero la villa di via Renzetti, due case in via Salomone, altre in via Sciucchi, in via Riccitelli e a Fara San Martino. I sigilli sono scattati anche per alcuni terreni a uso agricolo, una Mercedes, polizze assicurative e rapporti creditizi, «le cui consistenze finanziarie sono in corso di accertamento».
Il provvedimento è stato firmato dopo le indagini condotte dalla Divisione anticrimine, guidata dal primo dirigente Katia Basilico, «che hanno permesso di ricomporre minuziosamente il profilo criminale del soggetto e si sono focalizzate sull’analisi delle posizioni economico-patrimoniali dell’usuraio, unitamente a quelle del suo nucleo familiare», spiegano dalla questura. «Questa attività, finalizzata all’aggressione di patrimoni illecitamente accumulati, ha evidenziato una rilevante sproporzione tra i beni posseduti, direttamente o indirettamente, e i redditi dichiarati, tale da far ritenere di ingiustificata provenienza il patrimonio acquisito e pertanto frutto delle attività illecite compiute. Le risalenti condotte delittuose del destinatario del provvedimento di sequestro riguardano reati di associazione a delinquere, truffa, usura ed estorsione». Luigi Creati, che all’epoca si definiva agente di commercio, finì in carcere nell’ottobre 2009, quando i poliziotti della squadra mobile teatina lo arrestarono per una storia di prestiti a strozzo nei confronti di un imprenditore teramano. Creati aveva concesso a quest’ultimo 17mila euro, somma lievitata, in circa sette mesi, a 42mila euro. Poi, avrebbe più volte sollecitato il malcapitato alla restituzione dei soldi, minacciandolo di mettere all’incasso l’assegno che gli aveva firmato a garanzia, naturalmente senza alcuna provvista. Con la conseguenza che l’imprenditore sarebbe finito «protestato» e, quindi, economicamente distrutto. Secondo l’accusa, Creati avrebbe fatto firmare dal «cliente» ogni volta un assegno di importo superiore al precedente. Ma la vittima riusciva a restituirgli, in contanti, solo gli interessi e mai la sorte capitale, tanto che Creati ogni volta gli diceva: «Voglio vedere i soldi vivi», espressione che ha dato il nome all’operazione. L’imprenditore, allo stremo, quando si è reso conto che non avrebbe mai potuto restituire il denaro, si è rivolto alla polizia.
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