Sequestrato maxi-parcheggio nel palazzo

14 Luglio 2018

Sigilli al garage Verlengia in centro, l’accusa: attività abusiva e a rischio incendio, troppi pericoli per l’edificio di 8 piani

CHIETI. Un parcheggio interrato per un centinaio di posti auto nella pancia di un palazzo di 8 piani lungo via dei Vezi e affacciato sui tempietti romani. È stato sequestrato e chiuso ieri il garage Verlengia: secondo la guardia di finanza e la procura, sarebbe un’autorimessa «abusiva» e anche «altamente pericolosa per l’incolumità pubblica» e, per questo, sono scattati i sigilli. Per l’accusa, quell’attività che va avanti da anni e anni nel centro di Chieti sarebbe portata avanti «senza alcuna autorizzazione» e sarebbe «carente dei requisiti e dei presupposti previsti dalla normativa di prevenzione incendi».
SENZA PERMESSI DA 3 ANNI. L’indagine dei finanzieri teatini, guidati dalla comandante della compagnia, il capitano Angela Luana Vallario, è partita da una segnalazione dei vigili del fuoco che, il 10 marzo scorso, avevano chiesto la chiusura dell’autorimessa Centrostorico – questo il nome dell’attività – per le irregolarità nel rispetto della normativa antincendio: «Carenza di superfici di areazione e uscite di sicurezza, difformità degli impianti antincendio e elettrici e del dimensionamento delle corsie di rampe e altezze». Mancanze che il Comune aveva accertato fin dal 2015 tanto che, con l’ordinanza 273, era stata disposta la «cessazione» dell’attività. Ma il parcheggio è rimasto sempre aperto. Tanto che durante gli appostamenti della finanza sarebbero state trovate più di 70 auto in sosta.
VIA LE AUTO. Di fronte alla presunta mancanza dei certificati antincendio, la finanza e il pm Giuseppe Falasca hanno chiesto e ottenuto dal gip Luca De Ninis un decreto di sequestro preventivo. Prima che la finanza apponesse i sigilli, il gestore del posteggio, una società che fa capo agli eredi della famiglia Verlengia, è stato costretto a chiamare tutti gli automobilisti che avevano lasciato i propri mezzi in sosta: una cinquantina di automobilisti ha dovuto precipitarsi nell’autorimessa per spostare le macchine.
UN INDAGATO. C’è un indagato per il mancato rispetto della normativa antincendio. E l’indagato sarebbe un dipendente del parcheggio che avrebbe preso temporaneamente il posto dell’amministratore a causa della sua morte risalente a meno di un mese fa. «La persona su cui è stato incardinato il procedimento», spiega l’avvocato Massimo Di Rocco, «è stata coinvolta per avere la titolarità di contratti che, in realtà, sono stati convenuti, concordati, disposti ed eseguiti da soggetti terzi». Il legale dice che le responsabilità sarebbero di altri e non dell’indagato: «Le contestazioni mosse all’indagato meriteranno un approfondimento nelle sedi giudiziarie competenti per la ricorrenza di elementi, giuridici e fattuali, che riducono sensibilmente i profili di responsabilità del mio cliente e coinvolgono ulteriori soggetti». Secondo l’avvocato, «per le specifiche contestazioni mosse all’indagato in materia di certificazione prevenzione incendi era stata già depositata documentazione agli uffici competenti. L’iter amministrativo ha subito ritardi a causa di un evento naturale che ha comportato necessariamente l’adozione di scelte impreviste che sono già assoggettate al necessario vaglio giuridico, contrattuale e sostanziale».