Sequestro depuratori Restano i sigilli e Rocca ora denuncia

LANCIANO. Saranno necessari dei sopralluoghi per decidere se dissequestrare due depuratori della Sasi sui 12 messi sotto sigilli dalla Procura di Lanciano lo scorso 28 aprile. Lo ha deciso il gip...
LANCIANO. Saranno necessari dei sopralluoghi per decidere se dissequestrare due depuratori della Sasi sui 12 messi sotto sigilli dalla Procura di Lanciano lo scorso 28 aprile. Lo ha deciso il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, in risposta alla richiesta della Sasi, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti, di dissequestro dei due impianti di Rocca San Giovanni nelle località Vallevò e Cavalluccio. L’azione della magistratura aveva provocato la sospensione del riconoscimento della Bandiera blu al Comune di Rocca San Giovanni che aveva già ricevuto l’invito a partecipare alla cerimonia di consegna del vessillo e che invece si è visto negare l’assegnazione della bandiera all’ultimo momento. L’inchiesta della Procura aveva evidenziato “gravissime violazioni ambientali, riscontrate dagli organi di controllo e dai consulenti tecnici del pubblico ministero, risultati persistenti, tuttora in atto e derivanti da una programmatica, pervicace e dolosa gestione degli impianti”. Di qui la chiusura dei depuratori per trenta giorni, “anche al fine di consentire eventuali attività dirette a rimuovere i fatti illeciti allo stato accertati”.
La Sasi ha quindi presentato tutta la documentazione necessaria alle indagini e quella relativa alla richiesta di dissequestro per i due depuratori di Rocca San Giovanni. Per i restanti dieci impianti la società idrica ha invece chiesto la proroga di un altro mese per la presentazione della documentazione al fine di reperire tutte le informazioni sugli impianti.
Il gip Canosa ha accolto la documentazione sui depuratori di Rocca, ma ha avvertito i legali della Sasi della necessità di un approfondimento e quindi di sopralluoghi sul posto per verificare lo stato degli impianti. «Per noi è un segnale positivo», dice Domenico Scutti, presidente della Sasi, «intendiamo questa richiesta di sopralluogo come la volontà di verificare quanto abbiamo dichiarato nella documentazione fornita, non di certo un voler negare il dissequestro su cui restiamo fiduciosi».
Non la pensa così il sindaco di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito: «A questo punto», dichiara, «mi vedo costretto a dare il via alle azioni legali e alla richiesta di risarcimento per danni. Avevo atteso a dare mandato ai nostri legali proprio sperando in un immediato dissequestro, ma sta passando troppo tempo e a questo punto la Bandiera blu sarebbe già dovuta sventolare sul territorio di Rocca. Riteniamo che il danno causato al Comune e a tutti gli operatori della costa sia ingente e grave e non possiamo far altro che ricorrere alle vie legali. Da Roma ci avevano fatto capire che la commissione Fee avrebbe atteso qualche giorno per decidere di consegnare la Bandiera blu, ma i tempi si sono allungati troppo. Dal 2010 attendo che la Sasi sposti i depuratori all’interno, adesso basta».
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