Sequestro di persona, a processo

21 Novembre 2015

Per un debito di 8mila euro tennero in ostaggio un giovane di San Salvo: in due rinviati a giudizio

SAN SALVO. Sequestro di persona a scopo di estorsione. È l’accusa contestata a Mirko Cortinove, 42 anni, di San Salvo, e a Luciano Marinelli, 29 anni, di San Severo. I due dovranno comparire davanti alla Corte d’Assise di Chieti il 10 dicembre prossimo. Gli imputati, nel mese di maggio, avrebbero costretto un giovane di San Salvo a seguirli in Puglia, tenendolo in ostaggio per cinque giorni, chiuso in un capannone.

Sulla vicenda, che ha avuto per protagonista F.B., operaio 29enne di San Salvo, ha indagato la Dia (Direzione distrettuale antimafia) dell’Aquila. La vittima pare fosse in debito con gli imputati di 8mila euro. I due rischiano una condanna a 24 anni di carcere. Il pubblico ministero dell’Aquila, Antonietta Picardi, nel mese di luglio ha interrogato il sansalvese indagato, assistito dall’avvocato Antonello Cerella del foro di Vasto. Inutile cercare di avere spiegazioni o maggiori notizie. La vicenda è estremamente delicata. Il legale si è trincerato dietro un telegrafico «No comment».

La storia di F.B., lo scorso maggio, finì in cronaca nazionale suscitando grande scalpore. In base a quanto è stato possibile apprendere, pare che due giorni prima della scadenza di un debito, Cortinove e Marinelli raggiunsero l’operaio nella sua casa di San Salvo, per essere sicuri che la vittima avrebbe onorato il debito. Una volta privato il giovane dei documenti, i due lo avrebbero costretto a salire insieme a loro sulla sua autovettura. I due condussero l’uomo ad Apricena, in provincia di Foggia, e una volta lì lo avrebbero tenuto segregato in un capannone. Il giovane riuscì a scappare solo cinque giorni dopo, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori. Terrorizzato e debilitato, per prima cosa chiamò i carabinieri. I militari riuscirono a intercettare i due pugliesi a bordo dell’auto della vittima.

In base a quanto accertato dagli uomini dell’Arma, i sequestratori erano ancora in possesso dei suoi documenti. I due sono finiti nei guai per rapina, sequestro di persona e tentata estorsione. L’inquietante vicenda per competenza territoriale (il sequestro sarebbe avvenuto a San Salvo) è stata trasmessa alla magistratura abruzzese ed è stata seguita dalla Procura distrettuale antimafia. I carabinieri hanno rimesso nelle mani della Dia un voluminoso dossier. Diversi gli elementi di prova acquisiti. Due giorni fa è arrivata la notifica agli imputati con la grave accusa contestata. Gli imputati respingono le accuse. Ma convincere la Corte d’Assise teatina dell’infondatezza del reato contestato non sarà facile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA