Serbatoi del gas interrati sei indagati per frode

La denuncia della Wts (parte offesa) fa scattare l’inchiesta ed i sequestri Il giudice Redaelli nomina un super esperto, dovrà stabilire se c’è il rischio
CHIETI. La Walter Tosto Serbatoi chiede verifiche sui serbatoi interrati del gas. Lo fa depositando un esposto in Procura da cui, all’incirca un anno fa, è partita un’indagine che ieri in tribunale è approdata alla fase dell’incidente probatorio.
Il gip, Antonella Redaelli, ha nominato un perito nella persona dell’ingegnere torinese Guido Berra, che ha 90 giorni di tempo per portare a termine le verifiche tecniche su tutte le questioni su cui la Wts ha chiesto di far luce. I dubbi su cui si basa l’esposto della grande azienda scalina riguardano la sicurezza pubblica nell’utilizzo di serbatoi interrati. La Wts, infatti, chiede di indagare se i serbatoi interrati rispettano tutte le norme di sicurezza sancite dalla Comunità europea. Se la Wts, infatti, costruisce serbatoi pensati per un uso da interro, la maggior parte dei serbatoi che vengono utilizzati comunemente sono stati realizzati per scopi esterni e, per essere sistemati sotto terra, devono subire un processo di ricondizionamento. Proprio questo passaggio è quello che solleva le maggiori perplessità.
Siamo sicuri, chiede infatti l’esposto, che tale processo abbia seguito le norme dettate a livello europeo? Ne va della sicurezza di un’abitazione. È su questo interrogativo che la Procura di Chieti si è messa a lavoro. E per accertare che tutto sia a norma ha già posto sotto sequestro una decina di serbatoi interrati che si trovano nel territorio della provincia teatina. Si tratta di contenitori di proprietà di privati che, però, non sono stati presi lasciando la famiglia al freddo, ma lasciati nella disponibilità dei proprietari sebbene in regime di sequestro. Su questi serbatoi saranno condotte le verifiche tecniche. La preoccupazione della Wts nasce anche dal fatto che, nonostante il processo di ricondizionamento, sul contenitore resta la targa della casa costruttrice. E dunque, se qualcosa dovesse andare storto, ipotizziamo perché un ricondizionamento non è stato fatto a regola d’arte, chi ci va di mezzo è l’azienda che ha costruito il serbatoio. È necessario, dunque, vigilare su questo importante passaggio, soprattutto in una regione come l’Abruzzo che diversi anni fa è stata una delle pochissime a varare un’apposita normativa che chiedeva il monitoraggio di tutti i serbatoi.
Sei al momento gli indagati e si tratta dei titolari di alcune tra le più grandi ditte distributrici di gpl. L’ipotesi di reato (al momento siamo ancora a livello di capi di imputazione provvisori) riguarda gli articoli 515 e 517, entrambi relativi all’immissione in commercio di prodotti pericolosi. In particolare l’articolo 515 concerne la frode nell’esercizio del commercio e il 517 la vendita di prodotti industriali con segni mendaci. In questo caso il segno mendace sarebbe il marchio Ce, che indica che il prodotto è regolamentato da norme della Comunità europea. La fase dell’incidente probatorio si concluderà con l’analisi della perizia dell’ingegner Berra.
A quel punto la procura dovrà formalizzare le imputazioni o chiedere l’archiviazione e il gip decidere se rinviare a giudizio o meno. Tra le parti offese risultano sia la Walter Tosto Serbatoi spa che la Wts gas, che è l’azienda distributrice di gas della Walter Tosto. (a.i.)

