Sesso e alloggi, D’Agostino dal Gup

Udienza preliminare: ex assessore accusato da 7 donne di pretendere favori erotici per una casa
CHIETI. Sesso per un alloggio, sette giovani donne accusano l’ex assessore alle politiche della casa Ivo D’Agostino, 53 anni, di aver preteso favori sessuali in cambio di una casa. Oggi la storia, che ha fatto tremare il Comune, arriva davanti al giudice per le udienze preliminari che dovrà decidere se l’ex assessore dell’Udc dovrà essere rinviato a giudizio. Le accuse sono gravi: violenza sessuale e concussione. A difendere le ragioni di D’Agostino, che si è sempre detto innocente, è l’avvocato Edgardo Ionata. Che questa mattina dovrà smontare le dichiarazioni delle donne, giovani madri senza un lavoro e senza un tetto che hanno ribadito le accuse in un incidente probatorio. La procura ipotizza, contro di lui, 19 capi d’accusa. Ma già gira voce che la difesa potrebbe chiedere un patteggiamento.
Con D’Agostino è imputato anche Raffaele Alberto Gianfreda, 59 anni, di Ripa Teatina, che a Chieti chiamavano “l’autista di D’Agostino”, nonostante fosse in forze all’ufficio lavori pubblici. Il dipendente comunale è imputato di violenza privata, verso una delle donne che accusano l’ex assessore. Secondo le indagini Mobile, seconda sezione, la donna sarebbe stata avvicinata al mercato e così apostrofata : «Fatti li c... tua».
I sette ricatti sessuali sono fotocopia. Avvengono nei mesi di giugno e luglio del 2013, febbraio 2012, novembre e dicembre 2011. Cinque sono le pagine del capo di imputazione e circa 170 quelle dei verbali dell’incidente probatorio. Dove le accusatrici, che tra di loro non si conoscono, accusano l’ex assessore di approcci a sfondo erotico sessuale attuati sempre con uno stesso cliché. Baci sul collo, mani nelle parti intime, abbracci da attore. In un caso l’ex delegato del sindaco Di Primio si sarebbe abbassato i pantaloni nel tentativo di fare sesso orale.
«Vieni con me a cena e vedrai che tutto arriva», si sarebbe invece sentita dire un’altra donna che come le altre chiedeva una casa.
Da questa inchiesta principale ne sono scaturite altre. Subito dopo l’arresto di D’Agostino, la squadra mobile sequestrò in Comune (sede ex Inps) gli atti relativi alle assegnazioni degli alloggi popolari, fatti secondo le indagini senza seguire alcun parametro. Tanto da scatenare le proteste di assegnatari in attesa da anni. Da questa inchiesta ne è scaturita ancora un’altra ancora, condotta dalla polizia giudiziaria della procura, relativa ai contributi previsti dal regolamento comunale nei confronti di persone che, anche se in condizioni difficili, non rientrano nella graduatoria per l’assegnazione degli alloggi. E qui che si aggancia la condotta di una funzionaria comunale che avrebbe ottenuto il contributo in favore della figlia, secondo la polizia giudiziaria attraverso meccanismi poco chiari.
Ultimo esposto della serie è stato quello firmato da una delle sette donne il 27 di settembre che ha chiesto alla procura di capire perché non ha mai avuto diritto a un alloggio pur essendo senza alcun reddito, madre di due minori e vivendo in una stanza messale a disposizione dalle suore a 400 euro al mese.(k.g.)
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