Sevel, 5 sabati extra anche a giugno
Atessa, cresce la produzione del Ducato. La Fiom indignata: «Operai spremuti»
ATESSA. Altre cinque giornate di straordinario in Sevel per il mese di giugno fanno indignare la Fiom. I turni extra lavorativi sono stati programmati dalla direzione aziendale i sabati 11, 18 e 25 e le domeniche 12 e 26 a seguito di una crescita produttiva dello stabilimento che sta durando da diversi mesi. Per far fronte ai nuovi ordinativi la direzione aziendale ha dovuto modificare anche l’organizzazione delle ferie. La Sevel ridurrà infatti i giorni di chiusura collettiva, concentrando il fermo totale dello stabilimento soltanto dal 12 al 22 agosto compresi. In quei giorni l’azienda approfitterà per effettuare importanti lavori di manutenzione all’interno dello stabilimento. Le restanti due settimane di ferie potranno essere calendarizzate singolarmente dai dipendenti da giugno ad ottobre, comunicando le proprie scelte entro il 20 maggio al proprio capo Ute (unità tecnologica elementare). Da giugno a ottobre, inoltre, l’azienda darà il via anche a 150 assunzioni con contratti a termine da agenzie di somministrazione, che si aggiungono ai 35 dipendenti assunti a maggio, sempre con contratti part-time di somministrazione.
«Abbiamo denunciato l’aumento dei carichi di lavoro, la riduzione delle pause, la cancellazione di tante postazioni a basso carico lavorativo e la riduzione del salario che per effetto della contrattazione di gruppo comincia a farsi sentire sui redditi delle famiglie», commenta il segretario provinciale della Fiom, Davide Labbrozzi, «e contestiamo il ricorso indiscriminato agli straordinari che segue la scelta di non garantire più le ferie nel periodo ideale, ad agosto. Tutto ciò è inaccettabile: ormai nella più grande fabbrica della nostra regione è sparito il concetto della vita lavorativa sana. Volendo usare un eufemismo potremmo dire che il limone, spremuto con tanta forza, non ha più succo da dare». La Fiom chiede alla Sevel l’apertura di un tavolo di discussione urgente per pianificare assunzioni e la «riduzione del sacrificio generale dello stabilimento». «Riteniamo che costringere le persone ad andare in ferie a giugno ed a ottobre significa rovinare la vita delle famiglie», prosegue Labbrozzi, «da sempre abituate a riposare nel mese più caldo e maggiormente desiderato da tutti per le tradizioni del territorio, agosto; inoltre obbligare le persone ad effettuare lo straordinario in maniera sistematica e nei mesi caldi corrisponde a devastare la condizione fisica di chi non ce la fa più». (d.d.l.)
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