Sevel, domani niente lavoro extra I recuperi forse il 12 e 13 marzo

4 Marzo 2022

Ennesimo cambio di programma per ripristinare la giornata di straordinario saltata il 7 febbraio L’azienda convoca d’urgenza i sindacati: restano criticità nelle forniture di materie prime dall’estero

LANCIANO. Ennesimo cambio di programma per Sevel: il recupero produttivo di domani salta ancora una volta per mancanza di materiali. Lo stabilimento dei furgoni commerciali leggeri era preparato all'evenienza. Il turno extra lavorativo era già saltato una volta e sempre per lo stesso motivo: la fornitura di materiali della componentistica che in questo periodo continuano a scarseggiare sia per mancanza di materie prime che per assenze e fermi produttivi dovuti ancora agli strascichi del Covid. Altro ostacolo per le aziende è rappresentato anche dal caro petrolio e dalla difficoltà nei trasporti di materiale via gomma e via nave.
Ieri pomeriggio è stato convocato d'urgenza il comitato delle rsa e la comunicazione aziendale ha riguardato proprio l'annullamento del turno di recupero di domani. La giornata lavorativa persa dello scorso 7 febbraio sarà quindi ripresa la prossima settimana che vede due giorni di recupero: sabato 12 e domenica 13 marzo. Ma l'allerta resta alta. Le criticità sull'approvvigionamento rimangono e già in questi giorni serpeggiava nello stabilimento il timore che saltasse il recupero. Voci di fabbrica danno per certa anche una nuova fermata la prossima settimana, ma ormai da mesi in Sevel si ragiona di ora in ora.
Lo stabilimento è programmato per lo stop and go delle linee da un giorno all'altro. La produzione infatti, nonostante le difficoltà riscontrate in tutti gli altri stabilimenti a marchio Stellantis, resta sempre su 1.150 furgoni al giorno, anche se l'impostato per ogni turno è sceso dagli oltre 400 furgoni dei giorni di massima produttività a circa 380 veicoli per turno. La guerra in Ucraina ha aumentato, se possibile, ancora di più l'incertezza del settore automotive. Il prezzo del petrolio è schizzato a 100 dollari al barile per la prima volta in otto anni. Aumentati anche l’alluminio (+20%) e il palladio (+26,7%), quest’ultimo appannaggio quasi esclusivo della Russia. Segnali che, sebbene gli analisti continuino a ripetere che è ancora troppo presto per stimare quanto durerà l’impatto della guerra e delle sanzioni sulle catene di approvvigionamento, preoccupano l’industria automobilistica occidentale.
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