Sevel e indotto da salvaguardare Le preoccupazioni della Fiom

25 Febbraio 2020

Atessa. La Cgil lancia tre allarmi: investimenti sul nuovo Ducato, concorrenza dalla Polonia, nuovi turni Il segretario Fegatelli: pericoli dal 2021 quando Psa di Gliwice comincerà a produrre 100mila furgoni l’anno

LANCIANO. Prevenire le misure di protezione e salvaguardia della Sevel e del suo indotto prima che sia troppo tardi. È la strategia che la Fiom-Cgil, per voce del segretario provinciale Alfredo Fegatelli, chiede urgentemente di mettere in campo per lo stabilimento dei furgoni commerciali leggeri che, da solo, vale un terzo del Pil abruzzese. L’appello è proprio alla Regione Abruzzo affinché attivi un tavolo, facendo fare da tramite al ministero dello Sviluppo economico (Mise), sulle strategie e investimenti che Fca vuole mettere in piedi per i prossimi anni. Il pericolo, infatti, non riguarda la produzione attuale che viaggia comunque su numeri che sfiorano i 300mila veicoli l’anno. Semmai bisogna pensare, spiega Fegatelli, «a quando lo stabilimento di Psa in Polonia comincerà a sfornare 100mila furgoni l’anno, ossia a partire dal 2021».
Il pericolo concreto è quello di avere un diretto concorrente di Sevel dentro i confini europei. E la cosa non riguarda solo Sevel, ma tutto il suo indotto. «Perché», spiega Fegatelli, «un qualsiasi pezzo che si produce qui, può essere prodotto a basso costo in Polonia, dove, secondo informazioni che ho reperito, c’è un accordo tra Psa e governo per dieci anni. Cosa ne sarà di Sevel e del suo indotto? Se da un lato Michael Manley (Ceo di Fca, ndc) ha detto che nessuno stabilimento sarà chiuso in Italia in seguito alla fusione tra Fca e Psa, dall’altro non si può escludere che non saranno toccati i posti di lavoro. E sappiamo bene che un’oscillazione anche minima di Sevel dal punto di vista occupazionale, creerebbe un effetto domino con gravissime conseguenze».
«Lo stesso Carlos Tavares (amministratore delegato Psa, ndc)», prosegue il segretario Fiom, «ha detto pubblicamente che la sede di Gliwice in Polonia sarà destinata alla produzione di veicoli commerciali».
Sono tre i campanelli d'allarme che fanno preoccupare la Fiom. Il primo è che non si abbia ancora alcuna notizia sugli investimenti da fare ad Atessa per l’arrivo di un nuovo modello di Ducato («Elettrico, ibrido, oppure classico?» non è dato sapere dice Fegatelli). Il secondo motivo di apprensione è la vicinanza strategica della Polonia e il terzo riguarda l’attuale organizzazione dei turni. «Sevel», dice la Fiom, «ha aumentato i turni solo per ridurre i costi. In realtà potrebbe produrre fino a oltre 300mila furgoni lavorando solo il sabato mattina». E c’è l’incognita indotto. «Ci sono fabbriche mono committente», conclude Fegatelli, «che dovrebbero diversificare fin d’ora la produzione e non restare ancorate solo alla Sevel». Di queste aziende satellite ce ne sono tante, sia nell’automotive che nel settore servizi. Le più grandi, per citarne alcune, sono Isringhausen, Tiberina Sangro, Ingegneria Italia, San Marco, Tasso, Baomarc, Arcesa, Iscot, Autotrade, Gomma Plastica. Che ne sarà di loro?
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