Sevel, la Procura fa ripartire l’impianto

Via libera alla produzione a pieno regime nella fabbrica del Ducato ma resta sotto sequestro l’area della lastratura
ATESSA. Alle 5,45 di domani Sevel torna a produrre a pieno regime dopo quasi un mese di cassa integrazione. La comunicazione della direzione aziendale al comitato esecutivo delle Rsa è arrivata ieri pomeriggio dopo che la Procura di Lanciano ha deciso che può tornare in funzione la parte dell’impianto robotico del reparto di lastratura nella Ute 1 rimasta sotto sequestro dal 3 gennaio scorso in seguito alla morte dell’operaio Cristian Terilli, 29 anni, che stava effettuando delle operazioni di manutenzione. Il macchinario, la cui caduta improvvisa ha provocato la morte dell’uomo, può quindi tornare a produrre e a comporre la linea delle fiancate sinistre del Ducato, finora sospesa a causa dei sigilli.
È stato tuttavia necessario intervenire ancora sulla manutenzione della macchina per tutta la notte di lunedì e nella giornata di oggi, dal momento che le operazioni si erano interrotte quel tragico 3 gennaio. Il sequestro dell’area e del macchinario che in termini tecnici è chiamato “castelletto di traslazione”, resta tuttavia in piedi. Il pubblico ministero Serena Rossi non ha infatti ancora disposto il dissequestro della zona interessata, in attesa che i periti concludano gli adempimenti. Probabilmente si tratta soltanto di un passaggio obbligato, dal momento che sono state compiute già tutte le necessarie verifiche da parte dei periti.
E la notizia del ripristino della linea si attendeva ormai con sempre maggiore apprensione da parte di lavoratori e sindacati. La cassa integrazione parziale che riguardava a rotazione 700 dipendenti stava mettendo a dura prova lo stabilimento dei furgoni commerciali leggeri e tutto il suo indotto, composto da circa 13mila addetti. La produzione dei furgoni è passata da 1.250 veicoli al giorno a circa 900 , una diminuzione drastica che aveva coinvolto, come per un effetto domino, tutte le piccole e medie fabbriche dell’indotto Fca, dalla Val di Sangro fino a Sulmona. L’ultima settimana di cassa integrazione richiesta era partita ieri e sarebbe dovuta durare fino a domenica. La direzione aziendale Sevel aveva deciso di far restare a casa anche gran parte dei trasfertisti presenti in fabbrica e aveva sospeso i contratti interinali (quelli a tempo determinato da agenzie di lavoro somministrato) appena firmati da decine di giovani del territorio e così avevano dovuto fare anche le aziende dell’indotto che da ottobre stanno cercando di stare al passo con la nuova turnazione Sevel, passata da 15 a 17 turni. Nei giorni scorsi era arrivato l’appello dei sindacati alla magistratura ad accelerare la conclusione delle indagini per evitare di gravare ulteriormente sulla produzione Sevel che traina gran parte del Prodotto interno lordo regionale. (d.d.l.)
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