«Sevel mi ha messo in area relax»
Atessa. Un’operaia: non faccio niente, mi diano un reparto adeguato alla mia salute
ATESSA. Chiede di lavorare a una postazione adeguata al suo stato di salute precario sia dal punto di vista fisico che psichico Teresa Sabatini, 48 anni, da 20 in Sevel. La donna si è rivolta anche a un legale, l’avvocato Pietro Cotellessa, del foro di Lanciano, per richiedere un accertamento tecnico che sarà effettuato a giorni. L’obiettivo è verificare se la postazione a lei assegnata è adeguata alle sue condizioni fisiche. La storia di Teresa è per certi versi simile a quella del suo collega Mario Cassino di cui il Centro si è occupato nei giorni scorsi. Fino al 2010 ha lavorato alla sua postazione che, tuttavia, a seguito di una crisi depressiva e di altri malesseri che le sono sopraggiunti nel tempo, non è più risultata adeguata al suo stato. Nei mesi le sono state assegnate diverse postazioni, ma nessuna in cui la donna potesse sentirsi a suo agio. «Dovrei stare in preparazione», spiega la donna, molto provata dalla situazione, «ma mi hanno assegnata a una unità del montaggio dove dovrei girare attorno al furgone e indossare scarpe antinfortunistiche che, tuttavia, dato il mio quadro clinico, non posso indossare. Ho problemi alla schiena, alle mani e alle gambe, soffro di ipertensione, attacchi di panico e prendo diversi farmaci al giorno, quella postazione non è adeguata».
Da settembre scorso Teresa, come accaduto per Mario, va in fabbrica per rimanere tutto il giorno senza far niente, in area relax. «Ho supplicato in tutte le maniere una postazione che risultasse consona al mio stato di salute molto compromesso», prosegue Teresa, «ma nessuno ha voluto affrontare il mio caso. Eppure la sala medica aziendale ha tutte le carte e tutta la documentazione che mi riguarda. Ho avuto un riconoscimento di invalidità del 60% e sono stata ricoverata anche ad Ancona. Il mio stato è noto a tutti eppure nessuno fa niente».
Secondo il racconto della dipendente lo scorso settembre l’azienda le avrebbe chiesto di indossare le scarpe antinfortunistiche (obbligatorie in Sevel dal 2017) ma a causa delle sue particolari patologie la donna non ha potuto calzarle. «Ho ricevuto una lettera di richiamo», spiega Teresa, «ma ho fornito tutta la documentazione che certifica il mio stato di salute». La donna è molto prostrata dalla sua difficile esperienza in fabbrica. «Mi stanno logorando mentalmente e fisicamente», conclude, «chiedo solo di poter lavorare in una postazione adatta a me e pretendo un risarcimento per i danni morali cagionati a me e alla mia famiglia da questa situazione».
Daria De Laurentiis
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