Sevel, ora preoccupa lo stabilimento polacco
L’azienda aumenta i turni, i sindacati guardano al “concorrente interno”: occhio alla loro produzione
ATESSA. Da un lato uno stabilimento al pieno della sua attività produttiva da dover aumentare i turni lavorativi, dall'altro un cambio al vertice che preoccupa, con una delle più importanti e imponenti fusioni degli ultimi tempi e uno stabilimento quasi gemello da tenere sotto controllo. Il destino della Sevel si riassume tutto qui, tra speranze e timori. La direzione aziendale ha da poco annunciato che si passerà al ciclo continuo, da 17 a 18 turni (12+6 dato che la notte resta destinata ai soli volontari) per far fronte alla salita produttiva che imporrà la versione "ritoccata" dell'attuale Ducato. Saranno confermati per tre mesi anche 77 precari e domani arriveranno 60 trasfertisti. «Ma», avverte il segretario della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, «con Stellantis si apre una pagina nuova dello stabilimento. I francesi, che a tutti gli effetti hanno la maggioranza delle quote, hanno un concetto diverso di industrializzazione rispetto a noi. Ad esempio tendono ad internalizzare le lavorazioni della fornitura. Ecco perché bisogna mantenere alta la guardia. La partita di Sevel si giocherà sui numeri, sulla qualità del prodotto e sulla professionalità e specializzazione dei nostri dipendenti visto che lo stabilimento è in grado di realizzare ben 1.314 versioni diverse di Ducato. Con lo stabilimento polacco si apre inoltre una concorrenza diretta interna all'Europa».
E anche la Fim esprime qualche incertezza: «La Sevel con il passaggio da Fca alla multinazionale Stellantis», ha dichiarato il segretario di Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, «giocherà un’importante partita nei prossimi anni: vigileremo costantemente lo stabilimento polacco, per evitare che assorba produzione dal nostro plant».
Il timore infatti è quello che laddove si possono produrre veicoli commerciali a passo lungo come a Gliwice, si potrebbero produrre gli stessi veicoli che si realizzano in Sevel. Del resto la ferita lasciata da Honeywell sul territorio è ancora aperta. «Mentre si stava costruendo il nuovo gruppo, sia Fca che Psa stavano rafforzando la presenza in Polonia, forti di accordi pluriennali col governo polacco che garantisce finanziamenti», avverte Fiom Chieti. «È evidente che tra gli obiettivi del nuovo gruppo ci sia il rafforzamento della presenza in Polonia per creare un sistema di fornitura just in time analogo a quello della Val di Sangro. Il governo francese, azionista di Psa, vuole avere una parte attiva nella fusione, ma il nostro governo è irresponsabilmente in attesa e si rischia di danneggiare la nostra economia».
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