Sevel, sciopero sui nuovi turni I sindacati: fermi 7 operai su 10

27 Ottobre 2019

ATESSA. Successo per lo sciopero indetto ieri pomeriggio in Sevel da Slai Cobas, Usb, Fiom e Fim, quest’ultima firmataria di contratto collettivo specifico Fca. Secondo i dati riportati dalle...

ATESSA. Successo per lo sciopero indetto ieri pomeriggio in Sevel da Slai Cobas, Usb, Fiom e Fim, quest’ultima firmataria di contratto collettivo specifico Fca. Secondo i dati riportati dalle organizzazioni sindacali, oltre il 70% dei lavoratori avrebbe aderito alla protesta indetta per contestare l’applicazione della nuova turnazione nello stabilimento dei Ducato, passata, dal 7 ottobre scorso, da 15 a 17 turni lasciando inalterato il turno notturno, destinato ai soli volontari. E se da un lato i numeri non sarebbero confermati dalle fonti aziendali che parlano del 30%, dall’altro la produzione, secondo i dati sull’“impostato”, ossia il numero di macchine da produrre programmato sulle linee, avrebbe subito un pesante contraccolpo con oltre il 50% dei veicoli non realizzati.
«Ora l’azienda apra immediatamente il confronto», si legge in una nota diffusa dalla Fiom-Cgil provinciale, «questa è la seconda risposta che danno i lavoratori Sevel sull’imposizione della nuova turnistica senza averla contrattata. I lavoratori vogliono essere coinvolti. La Regione invece di assumere un ruolo da arbitro ha scelto di esprimere un proprio giudizio contro i lavoratori che stanno lottando per il loro futuro e per i loro diritti (il riferimento è all’invito espresso dall’assessore Mauro Febbo a non scioperare, ndc). I lavoratori della fabbrica dei record chiedono rispetto e l’avvio di un confronto che restituisca a loro pari dignità nella contrattazione».
E anche lo Slai Cobas replica alle parole dell’assessore regionale alle attività produttive: «Gli operai Sevel in 38 anni hanno permesso lo sviluppo del territorio accettando nei primi 28 anni di attività retribuzioni inferiori ai colleghi degli stabilimenti italiani raggiungendone la parità economica solo a gennaio del 2009, mentre i vertici Fiat anche in Abruzzo ricevevano cospicui contributi pubblici», rimarca Slai Cobas. L’assessore Febbo replica: «Io rispetto i lavoratori e perciò mi sono messo a disposizione; non ho mai pensato che i lavoratori non debbano rivendicare i propri diritti. Forse dovrebbe andare in catena di montaggio visto che è molto tempo che non rientra in una fabbrica da lavoratore».