Sevel, si vota per le rsu Alle urne 6.120 lavoratori

Atessa, sfida tra Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl. Esclusi Fiom-Cgil, Usb e Cobas Per la prima volta è presente anche il sindacato l’Aqcf dei quadri e capi Fiat
ATESSA. Torna alle urne dopo tre anni il “paese” Sevel, lo stabilimento industriale più grande d’Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri. Oggi e domani 6.120 dipendenti aventi diritto al voto devono scegliere 51 rsa (rappresentanze sindacali aziendali) che determineranno gli equilibri sindacali nell’azienda del Ducato Fiat per i prossimi tre anni. Oltre alle organizzazioni firmatarie del contratto Fiat: Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl, per la prima volta nella storia dello stabilimento quest’anno si è presentato anche il sindacato Aqcf, associazione quadri e capi Fiat, espressione diretta dell’azienda. Un segnale, questo, che non va sottovalutato date le recenti politiche aziendali che mirano, tra le altre cose, a combattere in maniera più aspra l’elevato assenteismo della fabbrica che risulta il più alto tra tutti gli stabilimenti Fiat d’Italia, con una media del 9%.
Intanto oggi e domani le tute blu della Sevel sono chiamate a esprimere i loro rappresentanti. Nel 2012 ci sono stati 5.139 votanti su 6.285 dipendenti: 1.054 sono risultate le schede nulle e 92 le bianche. Il primo sindacato è stata la Fim-Cisl (1.987 voti, 1.607 nel 2009), con quasi il doppio delle rsa, 25 rispetto alle 16 avute fino al 2012. La Uilm-Uil ha ottenuto, invece, 1.016 voti e 13 rsa, la Fismic 712 schede e 9 rappresentanti, l’Ugl 278 e 4 rsa. Esclusi dalla competizione elettorale aziendale i sindacati Fiom-Cgil, Usb e Cobas che non hanno firmato il contratto Fiat.
Cobas e Usb invitano a non votare: «Questo stabilimento», scrivono in un volantino, «non ha mai avuto una storia sindacale perché non ha mai avuto un sindacato degno di questo nome. Abbiamo perso tutto in 35 anni: diritti, tutele e soldi». «Siamo fiduciosi», commenta le elezioni Domenico Bologna, segretario Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «siamo stati sempre presenti in fabbrica con il maggior numero di ore di assemblea e ci abbiamo sempre messo la faccia. A quattro anni dall’applicazione del contratto collettivo specifico, è incomprensibile tirarsene ancora fuori, l’abc del sindacato è stare dentro per cambiare le regole. I lavoratori vogliono salari e diritti, fare proteste fini a se stesse è insignificante». «È l’ora di cambiare», specifica Nicola Manzi, Uilm, «vorremmo migliorare le condizioni dei lavoratori insieme a loro, confrontandoci con azienda e Fiat. Per noi le priorità restano occupazione locale, economia, metrica del lavoro». «Invito i lavoratori ad andare a votare», dice Roberto Salvatore, Fismic, «e di scegliere le persone giuste, perché prima delle sigle vengono le persone». (d.d.l.)
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