Sfiorata la rissa per l’ex Burgo

Il caso dopo il consiglio comunale: operaio accusa l’assessore scambiandolo per l’ex sindaco
CHIETI. «Rispetto alla sicurezza degli edifici pubblici e scolastici della città, in seguito al sisma che ha colpito il centro Italia, dovrebbe essere tutto a posto... altrimenti i giornali avrebbero scritto dei poemi sulla questione». L’assessore ai lavori pubblici, Raffaele Di Felice, tenta di dribblare così l’interrogazione ad hoc presentata in consiglio comunale ieri mattina dal pentastellato Ottavio Argenio. Poi però una risposta la dà. Dopo un lungo elenco di asili nido, di scuole elementari e medie che avrebbero superato le prove di vulnerabilità sismica, Di Felice ricorda l’importanza della squadra degli uffici tecnici comunali che ha svolto le verifiche, composta da più di dieci addetti con “riserve” annesse: è come una squadra di calcio.
In breve, se è impossibile raggiungere in un sol colpo tutti i parametri di anti-sismicità nazionali ed europei per tutte le strutture pubbliche, il Comune sta lavorando per migliorare la situazione. Sanare un gap decennale rispetto alle normative in materia non è facile, la priorità in ogni caso resta agli edifici scolastici. Fermo restando però che le scuole cittadine che posseggono realmente una certificazione di anti-sismicità sono molto meno della metà: sono appena otto. Ma Argenio insiste, chiede alla giunta «quali siano le scuole prive di queste certificazioni» e vuole chiarezza sulla situazione rispetto al piano comunale della gestione delle emergenze cittadine: quali sono gli edifici a norma che ospiterebbero i cittadini in caso di emergenza, per esempio quando c’è un terremoto? Il Centro (al di là di quanto afferma Di Fecile) ha sia elencato le scuole non a norma sia denunciato la non pubblicazione sul sito del Comune della mappa dei luoghi di sfollamento in caso di sisma, scoprendo che uno di questi è un discarica.
«C’è un accordo con il 118 per interventi di prima necessità, in caso di disgrazie» dice Di Felice «in attesa di finire a elaborare un piano emergenze dettagliato, che verrà pubblicato sulla pagina web del Comune». Ma il consiglio comunale di ieri non finisce qui, perché era dedicato appositamente alle interrogazioni dei consiglieri. Il tempo previsto per la seduta, in questi casi, è di due ore. L’assise è iniziata, così, alle 9,30 con un’ora di ritardo rispetto alle tempistiche concordate. Alle 11,30 la seduta deve essere sospesa, ma l’ultimo punto all’ordine del giorno che è stato di conseguenza rinviato riguardava un caso scottante: quello del destino degli ex dipendenti della Burgo.
È Alessandro Marzoli del Pd a presentare l’interrogazione in merito: «Quali atti amministrativi sono stati compiuti dal 2011 al 2016 per rendere attuabile il progetto In.Te. nell’area ex Burgo? L’amministrazione comunale è a conoscenza di particolari criticità ambientali che non permettono l’insediamento di attività produttive nell’area? Quali iniziative sono state intraprese dal Comune per promuovere nuovi insediamenti industriali per favorire il reinsediamento occupazionale degli ex Burgo ancora senza lavoro?».
Ma il tempo è scaduto. Il consiglio viene sospeso e si scatena la bagarre in aula. Tutti escono dal palazzo della Provincia. Poco dopo si sente gridare un ex dipendente della Burgo che era venuto ad assistere con altri alla seduta. Inizia a inveire contro l’assessore all’urbanistica Mario Colantonio: «Non avete il coraggio di affrontare la questione» gli grida in faccia. Ma il tutto prosegue in modo esilarante: l’ex dipendente sbaglia il nome dell’assessore e grida il cognome dell’ex sindaco Francesco Ricci. Un vero e proprio scambio di persona. (e.r.)

