Sfregiata l’opera dell’artista anti-fasci

Ignoti danneggiano il feto nell’albero. Associazioni solidali: è vile risposta al suo gesto sul Fenaroli
LANCIANO. Decapitato e sfregiato il feto nell’albero (“Ecce Homo” il titolo), opera di street art dell’artista anti-fasci Nicola Antonelli. Un atto vandalico che, per molti, è riconducibile all’azione che Antonelli ha messo a segno la notte del 25 aprile, arrampicandosi sul teatro Fenaroli per coprire i simboli fascisti sulla sua facciata. Solidale con l’artista è il comitato “Il Mese della Resistenza” che ha già avviato una raccolta firme per chiedere all’amministrazione comunale di eliminare i fasci littori dal Fenaroli. L’installazione artistica di Antonelli, un feto nella nicchia di un albero lungo via Caduti di Nassiriya, è stata danneggiata la notte di domenica scorsa da ignoti. «Nicola è salito sulla facciata del teatro Fenaroli a volto scoperto, oscurando ciò che per la democrazia è un abominio», sostiene il comitato, «non ha rotto niente, non ha distrutto un simbolo che gli è e ci è inviso, lo ha solo coperto. Nicola è un artista e come tale non distrugge, trasforma e crea. Qualcuno, invece, ha attaccato e devastato la sua libertà di espressione. Lo ha fatto senza darsi un volto, senza avere una faccia. Questi personaggi tentano di avvelenare l’aria libera che stiamo respirando, compiendo atti di calcolato vandalismo in risposta alla performance artistica di Nicola che rivendichiamo come patrimonio di tutta la comunità antifascista». La vicenda sembra aver riportato la città al clima pre-elettorale, quando tenne banco lo scontro tra ideologie di destra e di sinistra. Che si ripropone oggi con il gesto di Antonelli e la richiesta, ad esso seguita, dell’Anpi e delle associazioni di rimuovere i fasci littori dal Fenaroli. «La provocazione artistica di Antonelli, per quanto stigmatizzabile perché nessuno ha il diritto di violare la proprietà pubblica, ha il merito di aver sollevato la questione e acceso il dibattito», dice il consigliere comunale Angelo Laccisaglia (Pd), «abbiamo il dovere di raccogliere quella provocazione e restituire la verità storica a quel luogo con l’eliminazione di simboli che nulla hanno a che vedere con quella storia. Il regime occupò con la propria simbologia il Fenaroli al momento di una ristrutturazione e poi fu l’amministrazione Fosco a rimettere in modo provocatorio i fasci littori al momento del restauro nel 1997. Con il nulla osta della Soprintendenza si potrebbe pensare di sostituire quel falso storico con un simbolo che rappresenta tutti, il nostro stemma cittadino». «Il sindaco Mario Pupillo e la sua maggioranza hanno il dovere di dissociarsi con forza dal gesto messo in atto da un privato cittadino», critica invece Riccardo Di Nola (Libertà in Azione), «invece di pensare alle tante questioni irrisolte di questa città si alza un polverone senza senso. Quei simboli sono lì da vent’anni: perché in questi sei anni in cui sono stati alla guida del Comune, non se ne sono mai occupati?». (s.so.)

