Sgarbi litiga col vice parroco nella cattedrale di Lanciano

Visita notturna durante l’incontro per le cresime: invitato al silenzio, il critico d’arte dà in escandescenza
LANCIANO. «La chiesa è aperta a tutti, chiunque può entrare in chiesa. Dio vuole che la gente entri, volete stare da soli? Chiudete le porte. Ma se avete le porte aperte non potete pensare che uno non entri». È finito alla ribalta nazionale, nella trasmissione di Rai2 “Virus” (e sul profilo Twitter del programma), l’alterco tra il critico d’arte Vittorio Sgarbi e il vice parroco della cattedrale della Madonna del Ponte. Sgarbi è stato ospite mercoledì scorso al Fenaroli, invitato dalla sezione locale di Casapound per una lectio magistralis. Nel consueto approfondimento della trasmissione a lui dedicato, giovedì sera, lo scrittore ha riportato il “caso Lanciano”, ammettendo di essere stato protagonista di «un incidente tipicamente sgarbiano» e «di una di quelle litigate storiche».
«Non è stato un dialogo molto delicato», precisa ancora il critico d’arte, «ma magari a Lanciano c’è la leggenda che io abbia fatto qualche prepotenza, ma io guardavo serenamente i quadri illuminandoli con la pila. Il prete stava spiegando gli strumenti e le modalità per la cresima, a un certo punto si ferma e mi dice “Lei mi disturba” e io ho ribattuto “Sarà lei che disturba me”».
Ma le cose non sono andate così secondo il vice parroco, don Emanuele, e i numerosi presenti, tra cui i ragazzini che si preparavano per la cresima e i loro genitori. Sgarbi sarebbe entrato dopo le 21 nella cattedrale, accompagnato da un nutrito gruppo di persone che, con la loro presenza tra i banchi della chiesa, stava disturbando la meditazione in corso. Dopo diversi minuti don Emanuele ha fatto notare che si stava disturbando il raccoglimento del gruppo e di lì Sgarbi sarebbe andato su tutte le furie, lasciandosi andare ad uno dei suoi noti monologhi infarciti di grida altissime e di «Vergogna!» strillati a pieni polmoni. Tanto che i ragazzi presenti sono rimasti molto turbati da quella visione, così come i loro genitori. Aggredito verbalmente anche il sagrestano che nel frattempo è intervenuto per sedare gli animi.
«Non ho cacciato nessuno», spiega don Emanuele, «sono rimasto molto calmo, al contrario di chi avevo di fronte. Ho solo fatto il mio dovere, ovvero far rispettare un luogo sacro e un momento di preparazione e di preghiera dei ragazzi. Un uomo di cultura dovrebbe essere una persona educata, mite, in grado di dialogare, rispettosa dei più piccoli. E non ha bisogno di alzare la voce, ma sa spiegare i suoi gesti mostrandone le ragioni». Il critico d’arte si è poi recato all’una del mattino nel Museo diocesano rimasto aperto in occasione della sua visita.
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