Si laurea in carcere, ma non può lavorare

Lanciano. Il caso di un assistente sanitario: niente iscrizione all’albo professionale perché condannato
LANCIANO. «Le istituzioni mi hanno dato la possibilità di studiare fin dal carcere e laurearmi, ma poi mi negano la possibilità di praticare la professione». È uno sfogo amaro quello di Alessandro Mastrangelo, 49 anni, condannato a una pena di 8 anni per truffa che ha scontato in parte in carcere. Mentre era detenuto ha trovato la determinazione per mettersi a studiare e conseguire la laurea in assistente sanitario, professione diventata ancora più preziosa in tempo di Covid. Ma da oltre un anno non può praticare la professione poiché gli viene negata l’iscrizione all’albo professionale proprio in virtù dei suoi carichi pendenti.
«Nel 2015 sono diventato detenuto», racconta al Centro Mastrangelo, «e l’anno successivo, grazie anche alla disponibilità della direzione di Villa Stanazzo, ho partecipato e vinto il concorso per il corso universitario a numero chiuso in assistenza sanitaria. Ho frequentato i primi due anni, a Chieti, da detenuto: uscivo la mattina e tornavo la sera, poiché c’era la frequenza obbligatoria. Poi dal dicembre 2018 ho ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali e sono uscito dal carcere. Nell’aprile del 2020 mi sono laureato, online, con la votazione di 108 su 110. Eravamo in piena pandemia ed era una delle prime lauree calibrate sull’emergenza Covid. Nell’immediato infatti», continua Alessandro, «ho ricevuto molte richieste di lavoro dal nord Italia, Como, Reggio Emilia. Mi mancava solo l’iscrizione all’albo professionale». E qui nasce il problema. «La richiesta si fa online e alla voce carichi pendenti ho risposto affermativamente», continua Mastrangelo, «la risposta è stata il diniego all’iscrizione perché i miei precedenti penali ledono l’etica della professione». Una doccia fredda. «Ho fatto un percorso rieducativo nel carcere», spiega Alessandro, «seguito da assistenti sociali ed educatori. Ma non ho potuto spiegarlo a nessuno, non mi hanno fatto nemmeno un colloquio. La società non ti dà una seconda possibilità. Se finisci in carcere, ti resta il marchio».
Una vicenda che sa di beffa anche alla luce del fatto che, proprio pochi giorni fa, il consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato la norma che esonera i detenuti dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio universitario. «Io non ho pagato le tasse perché ho vinto tre borse di studio», dice Mastrangelo, «se la mia condizione è incompatibile con il fatto di lavorare, non mi avrebbero dovuto fare neanche iniziare o far fare tirocinio in ambulatori pubblici. Ho studiato per avere un’altra possibilità nella vita, ma a 49 anni mi ritrovo disoccupato. Tutto quello che ho fatto per riabilitarmi non è valso a nulla», conclude amaro e lancia un appello «a qualche persona di buon cuore disposta ad offrirmi un lavoro».
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