Sigilli a 12 depuratori, Sasi sott’accusa

29 Aprile 2015

Scarichi delle fogne in mare. Il pm: situazione gravissima, dolosa e pessima gestione. In 30 giorni correre ai ripari

LANCIANO. Scarichi fognari scaricati direttamente a mare, depuratori sottodimensionati, inattivi da anni oppure, al contrario, funzionanti nonostante la revoca delle autorizzazioni, pochissimi controlli da parte del personale dipendente e vasche Imhoff per trattare le acque reflue con bassissimo rendimento sulla depurazione. Il territorio del Sangro-Aventino fa letteralmente acqua da tutti i fronti sulla gestione dei depuratori. Uno scempio ambientale fotografato con parole durissime dal procuratore capo Francesco Menditto che ha informato sul sequestro di 12 depuratori e di una situazione "gravissima, pervicace e dolosa" oltre che di una "pessima gestione" da parte della Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti. Gli impianti sequestrati e chiusi per un totale di 30 giorni, sono stati affidati dalla Procura in custodia giudiziale ai responsabili "anche al fine di consentire eventuali attività dirette a rimuovere i fatti illeciti allo stato accertati". Il decreto di sequestro è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa su richiesta della Procura frentana a seguito di complesse indagini durate mesi svolte dalla polizia giudiziaria del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Pescara, della Capitaneria di porto di Ortona e del Comando provinciale del Corpo forestale di Chieti che hanno eseguito il sequestro dei depuratori. La Procura si è avvalsa anche di numerose relazioni di consulenza tecnica di due specialisti del settore che hanno “fotografato” la grave situazione in atto degli impianti di depurazione operativi nel circondario di Lanciano.

I DEPURATORI. I sigilli sono scattati per i depuratori di Santa Liberata, Cerratina e Villa Martelli a Lanciano; a Treglio in località Pagliaroni; a Vallevò e Cavalluccio nel comune di Rocca San Giovanni, ad Atessa nelle località Valloncello, Ianico e Osento; a Santa Maria Imbaro, località Civitella; a Bomba, località Zappetti e a Quadri, località Sangro. Il Gip ha accolto la richiesta di sequestro “in quanto le violazioni ambientali riscontrate dagli organi di controllo e dai consulenti tecnici del pubblico ministero sono persistenti, tuttora in atto e derivanti da una programmatica, pervicace e dolosa gestione degli impianti del tutto noncurante degli esiti negativi dei controlli succedutisi nel corso degli anni (principalmente ad opera dell’Arta, agenzia regionale della tutela ambiente ndc)" ed è quindi apparso al giudice "necessario impedire che i reati potessero essere portati ad effetto attraverso un vicolo cautelare che, se da un punto di visto oggettivo impedisce la prosecuzione del reato, in una prospettiva di medio termine imporrà agli organi deliberativi della società di porre in essere adeguati investimenti, il loro ammodernamento e l’adozione di tutti gli strumenti atti a garantirne una migliore funzionalità a tutela dell’ambiente e, in definitiva, dell’uomo".

I REATI. Sono numerosi i reati riscontrati di cui sarà chiamato a rispondere il presidente della Sasi, Domenico Scutti e i dirigenti della Ecoesse, gestore di alcuni impianti dal 2010 al 2013. Il Gip parla di reati relativi agli scarichi, all'abbandono di rifiuti e di danneggiamento delle acque. In quest'ultimo caso i reflui immessi direttamente nell'Adriatico hanno provocato secondo il Gip la "modifica dell'equilibrio del corso delle acque immettendo rifiuti e acque del tutto non depurate ovvero depurate in modo assolutamente insufficiente, con modalità e durata tali da causare un danno anche grave alle acque medesime e all'ecosistema e la non balneabilità di alcuni tratti del mare Adriatico dove sfociano i corpi idrici recettori". Il deterioramento è tale "da richiedere un intervento ripristinatorio in considerazione della quantità e qualità delle illecite immissioni che non consente alle acque stesse di assorbire tali immissioni senza “particolari conseguenze”".

I CONTROLLI. Gli impianti presentano tutti "condizioni di inadeguatezza e inefficienza", ed erano completamente privi di protocollo di monitoraggio, di indicazione di controlli sistematici con insufficienti e scadenti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, verifiche grossolane e superficiali e assenza di controlli microscopici sui fanghi.

Daria De Laurentiis

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